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STORIA E
BATTAGLIE
GIOVANNA CANZANO INTERVISTA VINCENZO MARIA DE LUCA.
FOIBE, SOLO
"GIORNO DEL RICORDO"?

CANZANO. La Repubblica Italiana ha riconosciuto il 10 febbraio quale
"Giorno del ricordo", (legge n. 92 del 30 marzo 2004) al fine di
conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di
tutte le vittime delle "foibe", dell'esodo dalle loro terre degli
istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più
complessa vicenda del confine orientale, tu da storico e autore di
alcuni libri sulle foibe, come pensi che si debba ricordare? DE
LUCA. Partendo dalla scuola, inanzitutto. Con libri di testo
finalmente non più politicamente orientati a sinistra ed asserviti
al mito obsoleto dell'"Epopea della Resistenza" ma culturalmente
tesi a mettere in luce quanto di positivo e di negativo avvenne
negli opposti schieramenti di una Italia in ginocchio, dopo l'8
settembre 1943, immersa in una guerra civile fratricida combattuta
non più e non solo da fascisti contro anti-fascisti, bensì da
democratici ed anticomunisti da una parte, ed i fautori
dell'espansionismo stalinista nell'Europa occidentale dall'altra.
CANZANO. Quest'anno saranno trascorsi 60 anni da quegli avvenimenti,
tu pensi che tutta la verità è stata raccontata? DE LUCA.
Assolutamente no. Su "Libero" del 4 febbraio scorso, il regista
Renzo Martinelli, autore del film "Porzus" sui crimini commessi dai
partigiani comunisti italiani della brigata "Garibaldi Natisone"
contro altri partigiani di formazione cattolica della "Osoppo", nel
febbraio 1945, lamenta il fatto, deprecabile, che la Rai, che
detiene i diritti di questo film-verità fin dal 1997, non lo abbia
mai voluto mandare in onda. Viviamo un tempo in cui quando si parla
di "memoria", si pensa solo all'"Olocausto" nazista degli ebrei.
Purtroppo ci sono stati anche olocausti di stampo comunista sui
quali si è preferito sempre tacere in ossequio al principio che la
Storia è sempre scritta ad uso e consumo dei vincitori e che i vinti
hanno sempre torto: <... nulla può sembrare brutto a coloro che
vincono...> (W. Shakespeare; Enrico IV). CANZANO. Il nostro attuale
governo di centro-sinistra, che ha appoggiato in passato l'operato
dei governi sovietici-comunisti, parteciperà con le proprie
istituzioni alle varie iniziative per il giorno del ricordo? DE
LUCA. Sono in programma numerose iniziative a livello istituzionale;
tutto è però circonfuso in un clima di palpabile ipocrisia. Non si
può eludere la legge della Stato che ha riconosciuto il 10 febbraio
come "Giorno del Ricordo", ma si avverte forte l'imbarazzo di una
classe politica post-comunista ed ex sessantottina che non ha
nessuna intenzione di fare luce in modo esauriente su uno dei tanti
crimini del Comunismo, tra l'altro proprio rivolto contro il popolo
italiano della Venezia Giulia. CANZANO. Napolitano che come abbiamo
visto ha preso le distanze dai fatti dell'Ungheria del '56, come
pensi che ricorderà le 'foibe'? DE LUCA. In sordina. Con alcune
onorificenze a familiari di vittime infoibate, concesse a porte
chiuse in una sala del Quirinale con il distacco e l'imbarazzo di
chi sa di avere sbagliato e non vuole pubblicamente riconoscerlo.
CANZANO. Il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha lanciato
un appello affinche' il negazionismo della Shoah diventi reato in
tutti i paesi dell'Unione Europea. Il principio volteriano "detesto
quello che dici, ma mi batterò per permetterti di dirlo" deve
rimanere il faro della nostra civiltà giuridica, almeno quanto
quello weberiano della "consapevolezza della responsabilità delle
conseguenze delle proprie azioni", tu come storico e ricercatore,
pensi che questo provvedimento potrà dare un colpo mortale a tutta
la ricerca storica che non sia 'ufficiale'? DE LUCA. La strada è
ancora lunga, tuttavia l'assegnazione del Nobel per la Letteratura a
Orhan Pamuk, che venne incriminato nel 2005 per aver accusato la
Turchia del genocidio di oltre un milione di armeni, conforta il mio
come il lavoro di tanti altri storici e saggisti che da tempo
dedicano sè stessi alla definitiva leggittimazione morale e
materiale di episodi "scomodi" e politicamente "scorretti" che pure
è indispensabile conoscere per laformazione di una coscienza civile
matura e responsabile. Il 25 aprile 2002, in visita a Trieste,
l'allora Presidente della Repubblica Ciampi ebbe a dire che: .
CANZANO. Molti intellettuali hanno preso le distanze dai politici di
sinistra che vogliono 'imbavagliare' la ricerca storica, pensi che
possano venire fuori altri fatti come già si parla della resistenza
che potrebbero dare fastidio ai nostri politici al potere? DE LUCA.
Mi sembra che il dossier Mitrokin sia un esempio illuminante in tal
senso. CANZANO. Il tuo nuovo libro che uscirà il mese prossimo. DE
LUCA. Si intitolerà "La memoria non condivisa": Venezia Giulia
contesa 1914-1941. Con questo lavoro, che conclude la mia "Trilogia
Giuliana" dopo "Foibe. Una tragedia annunciata" del 2000 e "Venezia
Giulia 1943" del 2003, intendo ripercorrere, dal primo conflitto
mondiale alla campagna militare italo-tedesca contro la Jugoslavia
dell'aprile 1941, le tappe fondamentali della questione dei confini
orientali e di una memoria storica tra italiani e slavi ancora oggi
non condivisa. BIOGRAFIA - Vincenzo Maria DE LUCA è nato a Roma nel
1958, è laureato in medicina e chirurgia. Appassionato di storia
contemporanea, da alcuni anni si dedica allo studio di quei tragici
avvenimenti che furono le foibe, l'esodo e le mutilazioni
territoriali, successive al secondo conflitto mondiale, che
sconvolsero letteralmente l'italianità di terre come la Venezia
Giulia e l'Istria. Alterna alla sua attività di medico quella di
ricercatore storico, soggiornando periodicamente a Trieste, Gorizia,
e in Slovenia, dove raccoglie in prima persona documentazioni e
testimonianze direttamente dai protagonisti, indipendentemente dalla
loro nazionalità e fede politica. E' socio della Società di studi
Fiumani di Roma, della Unione degli Istriani, libera provincia
dell'Istria in esilio, dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e
Dalmazia. E' membro del Comitato scientifico del Centro Studi e
Ricerche Storiche "Silentes Loquimur" di Pordenone. Per la casa
editrice 'Il Settimo Sigillo' ha pubb licato: FOIBE, Una tragedia
annunciata. 2000 E' difficile trovare nei libri di storia un'esatta
documentazione sulle Foibe. Spesso leggiamo menzogne, falsità,
approssimazioni. Questo libro, dopo un excursus sulla storia della
Venezia Giulia, ne traccia una verità non di parte, al fine di far
comprendere la tragedia di quei popoli e del loro genocirdio ed
esodo a lungo dimenticato VENEZIA GIULIA 1943, Prove tecniche di
guerra fredda. 2003 La Venezia Giulia del 1943 è stato teatro non
solo di una guerra civile fra due fazioni in lotta, ma anche terra
di conquista da parte del IX Korpus tititno. Ciò che è accaduto in
quel lembo d'Italia, dalla nascita della Repubblica Sociale Italiana
fino altrattato di Osimo, è stata una vera e propria guerra fredda;
combattuta da due diverse concezioni politiche, da due opposte
visioni del mondo. Non si può comprendere la storia del dopoguerra
italiano e jugoslavo, fino alla crisi di fine secolo, se non si
comprende l'origine della questione friuliana e dalmata, e il dramma
dell'esodo di quelle popolazioni scacciate dalla propria terra.
L'eccidio di Porzus è il momento più significativo ed emblematico di
quella tragedia.
nella sezione cultura
GIOVANNA CANZANO INTERVISTA VINCENZO MARIA DE LUCA
29 ottobre 2006 MEMORIA NON CONDIVISA - DOMANDA. La memoria storica
in quest'ultimo periodo è messa in discussione da intellettuali
revisionisti. Tu come riscriveresti la resistenza? RISPOSTA. Più che
un modo nuovo di "riscrivere" la Resistenza è un modo di "scrivere"
la Resistenza, proprio perché non è mai stata scritta a mio parere.
Ci hanno raccontato solo una storia che pendeva drammaticamente a
sinistra e, proprio in questi giorni, si sta parlando della
resistenza cattolica e, finalmente si inizia a dire che la
resistenza cattolica non aveva una sola anima ma in realtà ne aveva
due: un'anima democratica e un'anima totalitaria. Non è vero come ci
fanno credere i comunisti che Togliatti fu un padre della
Costituzione, che loro furono gli artefici della democrazia. I
comunisti, in realtà, lottavano per la presa del potere. Queste non
sono parole mie, nel mio ultimo libro, cito le parole del generale
Cadorna che nel '44 era il Comandante Generale del Corpo Volontario
della Libertà, cioè di alcune formazioni militari che combattevano
nella Resistenza. E, Cadorna diceva espressamente, che nella
resistenza non c'era una sola anima ma più anime, e che mentre c'era
chi combatteva per il ripristino dei valori democratici che erano
stati aboliti dal fascismo, c'erano invece altri, i comunisti che
combattevano per la presa del potere. Se questo lo affermava Cadorna
nel '44, penso che sia degno di fede. Che poi l'Italia sia entrata
nella sfera occidentale di influenza e quindi nel mondo libero di
stampo statunitense, ha fatto sì che i comunisti mimetizzassero i
loro obiettivi che, non erano soltanto quelli di combattere il
nazismo e il fascismo, ma quello di espandere l'ideale stalinista
nel mondo occidentale. E, lo posso affermare anche io che sono uno
storico della Venezia Giulia. Quello che è successo nella Venezia
Giulia dove, Tito, esponente dello stalinismo sovietico, ha rubato
le nostre terre, ha ucciso e infoibato i nostri connazionali,
costretto a fare esodare 350000 italiani di Istria. Questo era il
vero volto del comunismo sloveno che, alleato al comunismo italiano
voleva vendere quelle terre alla Jugoslavia. Gli americani hanno
spinto, poi il Nostro Paese verso l'occidente. - DOMANDA. Esiste un
filo conduttore che lega il fascismo ai giorni nostri? RISPOSTA.
Anche il fascismo all'inizio era socialismo e l'ideale mussoliniano
era quello del corporativismo, cioè le corporazioni delle arti e dei
mestieri che collaboravano insieme. Come il famoso discorso
dell'Aventino, delle membra e lo stomaco: sono indispensabili il
braccio e la mente. Quindi il discorso mussoliniano delle
corporazioni, delle collaborazioni tra le varie classi sociali, era
alla base del famoso manifesto del lavoro di Verona durante la
Repubblica Sociale Italiana. Gli operai partecipavano direttamente
alla gestione della fabbrica dividevano gli utili e c'era una
rapporto di collaborazione con il datore di lavoro, che è
fondamentale. Certamente questo è contro l'idea dello statalismo
comunista, la storia c'è l'ha insegnato. Al di là di quello che è
l'ideologia comunista delle masse, abbiamo visto nell'unione
sovietica e in tutti i paesi satelliti del patto di Varsavia come
può essere tradotto lo statalismo sovietico. Quindi c'è stata
veramente una dittatura che è andata proprio contro il proletariato,
perché è vero che si assicurava un minimo salariale garantito a
tutti, ma era un minimo che poi permetteva di emergere, quindi il
comunismo, lo statalismo, sono il contrario del liberalismo ed è
anche il contrario della collaborazione tra le classi. Nella
resistenza c'erano due anime: non c'erano soltanto i comunisti ma
c'era anche la resistenza bianca, quella cattolica. Poi nel marasma
della liberazione, il monopolio di questa lotta è andato al partito
comunista quello più organizzato che si è arrogato tutto il merito
della lotta della liberazione del paese e delle imprese. Alcune
delle opere nazionali come per esempio la maternità, l'infanzia
l'Eni stessa che poi sarebbe diventata multinazionale come la
Montedeison etc., ebbe origini nel fascismo. Sua era l'idea di uno
stato corporativo dove tutte le corporazioni collaboravano insieme
per il bene dello Stato, invece l'ideale comunista era esattamente i
contrario, proprio perché affondava le radici nel marxismo e nel
troskismo. Era lotta di classe, la famosa legge del plus valore. Era
insito il risveglio della classe operaia. Essi volevano inculcare
negli operai i concetti della lotta di classe di rivolta del
proletariato di odio verso la borghesia e il capitalismo. E questo
poi, è stato alla base delle contestazioni del '68. E' un discorso
strisciante che poi è venuto avanti e che purtroppo ritorna ancora
oggi in questi momenti di crisi. Dopo l'11 settembre la guerra, la
crisi, l'entrata dell'euro, proprio nell'insicurezza la sinistra
affonda le sue radici e quindi ricomincia la contestazione, i
movimenti contro il capitalismo, contro la borghesia, senza capire
che tutto ciò mina le basi dell'economia. Per esempio io ho tutto
l'interesse che la mia segretaria lavori bene sia ben retribuita che
è un bene per l'azienda. La sinistra tende invece a fomentare le
classi lavoratrici contro i datori di lavoro senza capire che fanno
un danno perché se l'azienda chiude, se il datore di lavoro cessa di
imprendere, non ci sarà lavoro neanche per loro e non potranno
andare a chiedere aiuto allo stato, perché oggi l'epoca per cui lo
stato elargisce a piene mani l'assistenzialismo non può più esserci.
Bene o male, indipendentemente da qualsiasi ideologia politica,
l'economia segue altre vie. C'è la globalizzazione, il liberalismo,
il libero mercato, c'è la concorrenza, non ci sono più mercati
chiusi. Oggi la Cina si sveglia ed è la crisi per tutto il pianeta.
Quindi l'economia odierna è globale e in questo discorso globale
della libera concorrenza, il comunismo è obsoleto anche dal punto di
vista commerciale. DOMANDA. Proviamo a fare un parallelismo con
l'economia nell'ex Unione sovietica. Oggi non esistono più
ovviamente leggi di mercato dell'ex Unione Sovietica. E' vero che
alcuni rimpiangono i tempi passati, ma oggi l'economia ti spinge a
darti da fare ad emergere. Ma ci sono dei contraccolpi negativi
anche nel liberalismo che ha i suoi limiti. Non tutti hanno la
capacità e le possibilità di emergere e quindi è più difficile
organizzarsi nei momenti di crisi, e così si dice che: "si stava
meglio quando si stava peggio". Oggi la società non può garantire
l'assistenzialismo. Non c'è più un'economia chiusa, una cultura
chiusa, oggi siamo aperti a tutto e quindi questo discorso di
apertura globale coinvolge anche l'economia, la cultura, la
socialità, la religione. DOMANDA. Cosa ne pensi del nostro nuovo
pontefice? RISPOSTA. Ratzinger è un uomo che io stimo tantissimo.
Era un cardinale intransigente della Bavaria, un po' l'ala dura del
conclave. Ora vedremo come intende riconciliare un certo ritorno
alle tradizioni con un bisogno di apertura della Chiesa. Papa
Giovanni Paolo II è stato un grande papa, però è stato anche molto
intransigente, si è messo per certi versi in un discorso quasi di
trincea. Il nuovo papa, in un certo senso, rappresenta proprio la
continuità. Bisogna vedere se papa Benedetto XVI riuscirà a
conciliare il discorso di rinnovamento della Chiesa, di apertura
verso i popoli, i frequenti viaggi che faceva papa Giovanni Paolo II,
con un discorso di rigore, di ritorno all'antico, sempre presente
nella chiesa. BIOGRAFIA Vincenzo Maria De Luca è nato a Roma nel
1958, è laureato in medicina e chirurgia. Appassionato di storia
contemporanea, da alcuni anni si dedica allo studio di quei tragici
avvenimenti che furono le foibe, l'esodo e le mutilazioni
territoriali, successive al secondo conflitto mondiale, che
sconvolsero letteralmente l'italianità di terre come la Venezia
Giulia e l'Istria. Alterna alla sua attività di medico quella di
ricercatore storico, soggiornando periodicamente a Trieste, Gorizia,
e in Slovenia, dove raccoglie in prima persona documentazioni e
testimonianze direttamente dai protagonisti, indipendentemente dalla
loro nazionalità e fede politica. E' socio della Società di studi
Fiumani di Roma, della Unione degli Istriani, libera provincia
dell'Istria in esilio, dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e
Dalmazia. E' membro del Comitato scientifico del Centro Studi e
Ricerche Storiche "Silentes Loquimur" di Pordenone. Per la casa
editrice 'Il Settimo Sigillo' ha pubblicato: FOIBE, Una tragedia
annunciata. 2000 E' difficile trovare nei libri di storia un'esatta
documentazione sulle Foibe. Spesso leggiamo menzogne, falsità,
approssimazioni. Questo libro, dopo un excursus sulla storia della
Venezia Giulia, ne traccia una verità non di parte, al fine di far
comprendere la tragedia di quei popoli e del loro genocirdio ed
esodo a lungo dimenticato VENEZIA GIULIA 1943, Prove tecniche di
guerra fredda. 2003 La Venezia Giulia del 1943 è stato teatro non
solo di una guerra civile fra due fazioni in lotta, ma anche terra
di conquista da parte del IX Korpus tititno. Ciò che è accaduto in
quel lembo d'Italia, dalla nascita della Repubblica Sociale Italiana
fino altrattato di Osimo, è stata una vera e propria guerra fredda;
combattuta da due diverse concezioni politiche, da due opposte
visioni del mondo. Non si può comprendere la storia del dopoguerra
italiano e jugoslavo, fino alla crisi di fine secolo, se non si
comprende l'origine della questione friuliana e dalmata, e il dramma
dell'esodo di quelle popolazioni scacciate dalla propria terra.
L'eccidio di Porzus è il momento più significativo ed emblematico di
quella tragedia.
Erwin
Erwin@thule-toscana.com |