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STORIA E
BATTAGLIE
VOLONTARI DI FRANCIA
I FRANCO- ITALIANI DELLA DECIMA MAS
1943, anno cruciale per l’Italia. Mussolini viene imprigionato da
Vittorio Emanuele di Savoia ed il Governo Badoglio si schiera in
guerra a fianco degli Alleati. Si vede accadere allora
l’inimmaginabile: nel momento in cui la guerra al fianco della
Germania e dei suoi alleati volge al peggio, numerosi giovani di
origine italiana, figli di immigrati antifascisti italiani,
residenti in Francia, scelgono di raggiungere le unità italiane
rimaste fedeli alle potenze dell’Asse.
Molti di questi giovani non parlano nemmeno italiano e sanno che
dopo lo sbarco anglo-americano ad Anzio (a sud di Roma) le cose
rischiano di precipitare. Essi non hanno, con tutta probabilità,
un’eccessiva simpatia per il fascismo mussoliniano, ma tuttavia
vanno.
Per cercare di comprendere, sentiamo il racconto di uno di questi
volontari, C…..tornato a vivere in Francia, dopo la sua grande
avventura transalpina.
“ E’ difficile parlare del periodo che va dal 10 Maggio 1940 all’8
Settembre 1943. Il risentimento contro di noi, italiani di Francia,
era tutto sommato logico, dopo la dichiarazione di guerra
dell’Italia. Siamo accorsi in aiuto del vincitore e di ciò non c’è
da vanagloriarsi.
19 Marzo 1943: quel giorno era il mio ventunesimo compleanno; chiesi
quindi l’aumento previsto per legge al raggiungimento della maggiore
età. E’ nella Gazzetta Ufficiale. L’impiegato, imbarazzato, mi
risponde: “deve chiedere al padrone”. Entro nell’ufficio della
direzione e chiedo l’aumento. La brusca risposta non tarda: “ E del
resto siete italiano!”
8 Settembre 1943. C…sorprende il suo padrone intento a leggere il
giornale del giorno e a commentare con pura gioia: “ Ecco. L’Italia
è capitolata senza condizioni !”
Il mio cuore si è messo a battere. Il sangue correva impetuoso nelle
vene. Ho avuto l’impressione che la mano d’acciaio di un gigante mi
strangolasse. Ascoltando Radio Londra che annunciava, volendo dare
la parvenza di una sontuosa cerimonia, l’entrata maestosa delle
grandi unità della marina italiana nel porto di Malta, ho pensato:
se avevamo avuto il combustibile per raggiungere quella maledetta
roccaforte inglese nel Mediterraneo, perché non vi siamo entrati a
colpi di cannone? Finire per finire, tanto vale farlo da uomini! E
poi pensavo all’ultima umiliazione della frase “ senza condizioni “.
Gli italiani sono quindi un popolo di briganti e di assassini con i
quali non si discute ?
Noi abbiamo tradito i tedeschi e ciò ci toglie un peso! Ma non è una
scusa! La Germania è quello che è, Hitler sarà quello che è, ma un
patto è un patto. Si deve pensare due volte prima di firmare, ma,
una volta firmato, si deve andare fino in fondo. Ho pensato con
amarezza alle parole profetiche dei francesi quando era cominciata
la guerra: “ gli italiani si metteranno al lato del più forte! “
Noi siamo un popolo di traditori ed ora i francesi ed i tedeschi ci
sputeranno in faccia.
Arriva allora la incredibile notizia: Mussolini è stato liberato da
Otto Skorzeny! Che tipi questi tedeschi! Può essere ancora possibile
impugnare un’arma e dimostrare al mondo che un italiano sa morire
per l’onore, nient’altro che per l’onore. L’importante è sentirsi
uomini, non sciacalli, guardarsi allo specchio senza vergognarsi di
essere italiani.
Quanti furono coloro, in tutta la Francia, che la pensarono allo
stesso modo, al punto di voler raggiungere la Repubblica Sociale
Italiana che Mussolini stava creando ?
Circa duecento. Poiché in Francia non c’erano più autorità italiane
ed i locali dell’Ambasciata d’Italia erano vuoti, questi giovani di
origine italiana decidono, armati di fucili da caccia, di occupare
simbolicamente, per conto della Repubblica Sociale Italiana, i
locali deserti.
Questa iniziativa che da fastidio ai tedeschi ed imbarazza lo Stato
Francese, non piace a Mussolini che decide di inviare a Parigi
Ernesto Marchiandi, ispettore dei Fasci per la Francia, Belgio e
Lussemburgo. Immediatamente Marchiandi riprende tutto in mano e fa
il suo rapporto a Mussolini: “ Duce, questi giovani chiedono di
battersi al Suo fianco “.
Il Duce incaricherà il Gen. Manelli, capo della Divisione SS
italiana, in corso di formazione, di occuparsi di questi giovani
volontari. Qualcuno sarà inserito nelle Waffen SS italiane, ma la
maggior parte di loro sarà inviata a Bordeaux, dove si trovava una
base navale italiana.
Siamo nel Febbraio 1944. Nasce la compagnia “ Volontari di Francia “
che conta 160 volontari. Alla testa il sottotenente Parello,
veterano del Fronte Orientale. Poiché egli ha i capelli neri
corvini, i giovani franco-italiani lo soprannominano: “ le corbac “
(corvino, appunto).
Nel dipartimento delle Lande Marittime, a Canejean, i giovani
volontari vengono iniziati alla dura realtà della vita militare. Per
inquadrarli e formarli, oltre a parello, vi erano due sottufficiali
del Reggimento San Marco, che è l’unità di fanteria di marina della
Decima Mas.
Unità prestigiosa la Xa. Flottiglia MAS, formata da commandos della
Marina. La sigla MAS significa: Mezzi d’Assalto Subacquei. Il suo
motto è senza equivoci: MEMENTO AUDERE SEMPER. Il suo comandante è
un eroe della marina italiana: il Principe Valerio Borghese, detto
il “ Principe Nero “, ufficiale decorato con la medaglia d’oro al
valor militare (la più alta decorazione militare italiana) e della
Croce di Ferro di prima classe.
Nel 1940-42, la Xa MAS si è distinta per distruggere, con l’aiuto di
“siluri umani” (cioè siluri diretti da uomini a cavallo degli
stessi), numerose navi britanniche a Malta, nella baia di Souda
(Grecia), ad Alessandria (Egitto) e persino dentro all’imprendibile
roccaforte di Gibilterra.
Due fiori all’occhiello della Royal Navy, le corazzate Queen
Elisabeth e Valiant, per esempio furono colate a picco.
Nel 1943, quando le navi italiane si consegnarono agli Alleati a
Malta, la Decima Flottiglia MAS restò fedele a Mussolini ed i suoi
4.000 combattenti furono inquadrati in un’armata forte di due
divisioni: la decima divisione MAS e la divisione di Fanteria di
Marina San Marco.
Borghese dipende direttamente da Mussolini e la Xa. MAS diviene
all’ora un’armata nell’armata e dispone di una propria polizia
militare, di un proprio servizio d’informazione, di artiglieria, di
uomini-rana paracadutisti allenati a qualsiasi sabotaggio. Ci sono
coloro che, agli ordini del Comandante Biagioni, immobilizzarono,
grazie a delle vedette imbottite di esplosivo, la petroliera Perides
e l’incrociatore York nella baia di Souda il 25 Marzo 1941.
Accasermati a La Spezia e a Venezia, questi marinai-terrestri
chiamati “ i fedelissimi “ hanno un inno di combattimento molto
marziale: “ Decima! Nostra Flottiglia che beffasti l’Inghilterra,
vittoriosa ad Alessandria, Malta, Souda e Gibilterra, vittoriosa già
sul mare, ora pure sulla terra. Vincerai!
Immediatamente arruolati, si può dire, i giovani volontari
franco-italiani vengono inquadrati nel battaglione “Longobardo”
della Divisione San Marco. Appena arrivata, la Compagnia Volontari
di Francia, viene coinvolta in un’operazione molto aspra contro una
brigata di partigiani comunisti.
I volontari hanno i loro primi tre morti: i marò Fiorentino, Donati
e Lancia. Un altro volontario, Perna, sarà gravemente ferito.
I Volontari di Francia hanno mostrato un tale valore nel
combattimento che quel giorno meritarono tre medaglie d’argento, una
medaglia di bronzo, 36 croci di guerra ed un comunicato di elogio
del Principe Borghese.
Un mese più tardi, i volontari lasciano la Divisione San Marco e
cambiano le mostrine, ornate con il leone di San Marco, per gli
stemmi bianchi della Decima Divisione MAS. Essi saranno assegnati
dal 20 al 29 Luglio al Battaglione “Barbarigo” di quest’ultima,
prima di essere definitivamente trasferiti al Battaglione “Fulmine”
dove costituiranno la £a. Compagnia “Volontari di Francia”.
In questo momento gli effettivi sono 120 uomini, sempre comandati da
Parello (a quel tempo tenente di vascello), che dirige personalmente
la prima sezione. La seconda sezione è agli ordini del sottotenente
di vascello Pietro Verney. Il comandante della terza sezione è
l’ufficiale di vascello De Angelis. La compagnia dispone pure di un
gruppo di mitragliatrici pesanti comandato dal sergente Sambugato.
L’armamento degli uomini, interamente italiano, si compone di fucile
mitragliatore 91. di P.M. Beretta m-42 9mm., di mitra Breda 8mm e
mitraglie pesanti da 20 mm.
Gli ufficiali, sottufficiale e le reclute di appoggio hannoa anche
pistole Beretta cal. 9 mm e 7.65 mm. L’unità dispone anche di
piccoli mortai d’assalto Brixia 45 mm., molto leggeri e quindi
manovrabili, utili per respingere le imboscate dei rossi. Tre fucili
anticarro svizzeri, Oerlikon, ma Parello se ne sbarazzerà perché
troppo pesanti e poco pratici.
La Compagnia Volontari di Francia parteciperà a tutti i
combattimenti del Battaglione “Fulmine”.
A Cuorgne si combatterà corpo a corpo. Ad Alette bisogna liberare il
paese caduto in mani comuniste. Si interviene a Locana, nella Valle
dell’Orco, a Nasca, al Passo della Crocetta. A Rosone viene impedito
ai rossi di distruggere la centrale elettrica. Si riconquista
Frassinetto, Val Soana, Val Chiusella, Alba.
Si vedranno i giovani volontari a Conegliano Veneto, a Maniaco, a
Sequals, a Campone, a Travesto, a Clauzetto.
Ben presto il Battaglione “Fulmine” e le sue tre compagnie vengono
inviati sul fronte sloveno, accanto alla divisione tedesca delle SS
“Polizei”, al Battaglione dei bersaglieri “Mussolini” e agli alpini
del Reggimento “Tagliamento”. Affrontano le brigate di Tito, con i
suoi carri sovietici T34 e gli aerei inglesi Spitfire.
Grazie al sacrificio della seconda sezione dei Volontari di Francia,
che terrà aperto un passaggio, il Battaglione “Fulmine” e le altre
unità dell’Asse riuscirono a rompere l’accerchiamento del 9. Corpus
di Tito.
Con la battaglia di Tarnova, il battaglione “Fulmine”, che sarà
distrutto sul posto, impedirà l’annessione di Gorizia alle bande
titine. I combattimenti durarono tre giorni. Il 4 Marzo 1945 il
battaglione praticamente non esisteva più. I sopravissuti
raggiungeranno allora i ridossi della Valtellina, dove Mussolini
desiderava dare un ultimo combattimento. Per l’onore. Questo
combattimento non avrà luogo. Il Generale tedesco Karl Wolff si
arrende agli Alleati. Milano cade in mano comunista. Mussolini viene
catturato ed assassinato. A La Spezia le unità del deposito della
Decima MAS resistono fino alla fine e soccombono.
Dalle montagne slovene, il Battaglione “Fulmine”, che da un migliaio
di uomini conta ora 210 sopravissuti (tra i quali 82 Volontari di
Francia), ritorna in Italia, direzione: i campi di prigionia.
Siamo al 29 Aprile 1945 e i giovani volontari franco-italiani sono
come invecchiati di colpo..!
ALAIN SANDERS
Traduzione a cura di: Gian Franco SPOTTI
Erwin
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