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STORIA E
BATTAGLIE
Precisazione:
IL SEGUENTE TESTO E'INSERITO IN QUESTO SITO A TITOLO DI
DOCUMENTAZIONE GENERALE.NON SIAMO RESPONSABILI DI QUANTO AFFERMATO
NEL TESTO,NE' CONDIVIDIAMO LARGA
PARTE DEL TESTO STESSO.
Erwin
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“Vermijon”
Le forze occulte che manovrano il mondo
ROMA M C M L X X
Alcuni giudizi sul volume:
— «E' un lavoro poderoso. Chiaro. Convincente. Se divulgato farà un
gran bene. Iddio sia premio all'autore».
— «Dalla lettura di questo studio i problemi dell'ora presente
ricevono una luce insospettata».
— «La vasta e delicata questione è stata trattata con una competenza
che sorprende e conquide,
dalla prima all'ultima riga».
—
La pubblicazione è stata premiata dalla Presidenza del Consiglio dei
Ministri in data 9 agosto 1957 ed ha avuto un'ottima recensione su
la rassegna «Libri e Riviste»; che, come si sa, è edita dal Centro
di Documentazione della Presidenza del Consiglio della Repubblica
Italiana (Giugno 1955, p. 1707).
TUTTI I DIRITTI RISERVATI
Pubblicato a cura e spese dell'autore
Tip. S.A.T.E.S. – Roma
PREMESSA
Constatato come l'umanità abbia perduto di vista l'esistenza d'un
pericolo immenso — che invero mai come oggi fu più grave e imminente
— sento imperioso il
dovere di lanciare un grido d'allarme.
Si tenga presente che, dal conoscere o no la questione agitata, può
dipendere non solo la tutela dei nostri interessi, ma addirittura la
salvezza della
nostra vita.
Scongiuro, pertanto, quanti sono in grado di ragionare, a non farsi
così assorbire dalle cose contingenti da dimenticare quelle
veramente essenziali.
Si abbia il coraggio di fissare in faccia la realtà, leggendo con
attenzione fino in fondo l'attuale libretto e ponderando i gravi
fatti e gli argomenti che,
sul tema in esame, ardisco esporre.
E ciò, senza lasciarsi in nessun modo sviare da falsi preconcetti, e
tanto meno atterrire dall'immensità della minaccia.
A togliere dall'inizio una impressione errata, che il lettore
potrebbe avere nella scorrere queste pagine, è necessario chiarire
quanto segue.
Sarebbe indice di palese contraddizione l'ammettere che, in regime
democratico, mentre tutti hanno diritto di manifestare liberamente
il proprio pensiero,
criticando l'operato degli Americani, dei Russi, degli Inglesi, del
Clero e perfino del Papa, viceversa tale diritto si neghi, a
chiunque osasse criticare
l'operato dei Giudei.
Si è immediatamente tacciati di «razzismo» e «libello» viene detto
ogni scritto antiebraico. Tali accuse si potrebbero in qualche modo
accettare, soltanto
quando le colpe che vengono imputate a costoro risultassero calunnie
o falsità.
Ma se si può dimostrare, con dati di fatto inoppugnabili, chiari
come la luce del sole, che le malefatte dei Giudei sono reali
oltreché gravissime, nessuno
ardirà più difenderli e gli epiteti surriferiti non avranno alcun
senso se non per gli sciocchi.
Basti intanto ricordare quanto si legge in un testo talmudico: «Se i
non-ebrei conoscessero quello che noi insegniamo a loro riguardo, ci
avrebbero
senz'altro sterminato». (Dibre. in Dav, f. 37).
Se esiste un popolo razzista, questo è per eccellenza il giudaico,
che arriva a dire: «Come l’olio non si mescola con l'acqua, così
Israele non si mescola
con gli altri popoli». (Rassegna israelitica «Israel» di Firenze).
Non si dimentichi che, per il corso di quaranta secoli, tutte le
nazioni della terra, fra le quali tale gente riuscì ad infiltrarsi,
furono costrette, da una
amara esperienza, ad adottare nei loro confronti misure restrittive,
per frenarne l'aggressività e l'invadenza.
Se oggi siamo convinti che i Giudei, dopo le gravi persecuzioni e le
stragi inumane di Hitler, siano divenuti teneri agnellini, badiamo a
non illuderci:
incorreremmo in un gravissimo errore. Essi si ritengono vincitori e,
mai come adesso, hanno alzato la testa.
In merito a ciò, badiamo però a non credere che «a sei milioni
ammonterebbero le vittime della persecuzione razzista».
«Tale cifra è una infame menzogna!» esclama il dottore giudeo
Listojewski sulla rivista «The Broom» di San Diego Cal. del 2 Maggio
1952. Ed aggiunge: «Da
accurate statistiche risulta, come il numero degli ebrei realmente
periti, oscillerebbe fra i 350.000 e i 500.000».
Scopo del presente non è affatto e non vuole essere di suscitare una
questione di religione o di razza, bensì di attirare l'attenzione
sull'esistenza di un
problema d'interesse mondiale, che va affrontato e risolto da quanti
si proclamano liberi e pensosi dell'avvenire.
«Il mondo moderno — ha scritto L'ebreo Beniamino Disraeli nel suo
libro "Coningsby" — è governato da personaggi, ben diversi che non
si figurino coloro, i
quali non vedono ciò che accade nel retroscena».
Il retroscena, dunque, che non vediamo, mi propongo svelare.
Assisteremo ad uno spettacolo che ci riempirà d'orrore e di
meraviglia, nel constatare come
l'umanità si trovi già sull'orlo di un abisso, a causa dell'ebraismo
manovrante nell'ombra, che, qual burattinaio, con disinvoltura ci
muove similmente a
fantocci. Vedremo cosa si nasconda dietro la maschera della
massoneria e del comunismo, e i mezzi diabolici che il Giudeo
adopera per piegare il mondo sotto
il giogo della razza israelitica, come ritiene che sia sua speciale
missione.
Ho creduto di esprimere, senza alcuna reticenza, quanto alla mia
mente appare, perché giudico che, tacere la verità conosciuta, sia
un silenzio colpevole,
quando ne va di mezzo la salvezza del prossimo.
Mosso da tale fine, ho fatto una sintesi di quanto di meglio — a mio
parere — sulla materia si è acquisito, riportando testi e notizie
ricavate da varie
fonti, e traendo le deduzioni a cui giungo, massimamente da
documenti di emanazione ebraica.
Sebbene mi renda conto quanto le mie idee siano in contrasto con
l'opinione comune, tuttavia sono convinto che, approfondendo la
questione, la situazione
muterà d'aspetto. La verità, comunque, non può avere analogia con la
moda: essa resta immutabile fra l'alternarsi dei tempi.
Badino, quindi, popoli e governanti, che il mio grido «in extremis»
non resti lettera morta, ma sia scintilla che suscita un incendio.
Siano prese quelle misure che l'esperienza dei secoli e la
situazione attuale potranno suggerire, affinchè le forze del male
siano per sempre debellate dalle
forze del bene.
N.B. — Prego tenere presente che questo lavoro è stato scritto nel
1944, e così, come fu scritto, viene ora pubblicato, solo
aggiungendovi ulteriori notizie
man mano che si acquisivano. Mentre, pertanto, alcuni fatti e
persone che vi si citano non sono più di attualità, tuttavia sarà
bene non ometterli, perché
quanto valeva ieri vale oggi e l'orchestra non muta. Avevo
trascurato di stamparlo, nella speranza che ciò che temevo non fosse
per realizzarsi; ma ora lo
faccio, perché mi accorgo fino a quali estremi siamo giunti e quanto
siamo vicini alla catastrofe.
Mi sono firmato con uno pseudonimo (Vermis Jonae) per adoperare un
minimo di prudenza, stante la conosciuta perfidia delle persone che
colpisco.
L'attendibilità d'una pubblicazione — che vuole riferire fatti e
documenti — non tanto deriva dal conoscere il nome di chi scrive,
quanto dall'osservare la
sostanza delle cose scritte e la loro intrinseca consistenza.
I
La folle arroganza degli Ebrei
Esiste un Popolo, del tutto straordinario, di circa 17 milioni di
anime disperso sulla faccia della Terra che, reputandosi la razza
superiore del genere
umano, presume — nientedimeno! — diventare l'assoluto dominatore
dell'intero globo terraqueo, tanto dal punto di vista politico come
da quello economico.
Questo — senza impressionarsi, perché la cosa sarà all'istante
dimostrata — è il popolo d'Israele. Gli Israeliti pensano che,
pervenuti a detto scopo. giunta
sarà per essi l'era messianica.
Ora, nessuno, dotato d'un po' d'intelletto, potrà dubitare che tale
sia il preciso obiettivo cui gli Ebrei disperatamente anelano.
Lo sappiamo, infatti, dalla bocca stessa dei maggiori loro
esponenti, come un Isacco Crémieux. il quale, unitamente ad un Carlo
Marx, un Engels, un Lassalle
e ad uno stato maggiore israelita, fondò a Parigi, nel 1881, «La
Alleanza Israelita Universale», di cui oggi, più che mai, è
necessario tenere presente il
programma.
I capi di questa organizzazione affermarono che: «...la Sinagoga
avesse torto di ostinarsi nell'attesa di un Messia umano. Si erano
mal compresi i vecchi
testi rabbinici quando questi annanziavano un Re temporale coperto
di sangue in mezzo alle battaglie, schiacciante sotto le ruote del
suo carro le nazioni
che avessero voluto resistere all'impero universale promesso da
Israele e governante, con una verga di ferro, le nazioni che
sarebbero state a lui
sottomesse. Era, invece, il Popolo israelita stesso, e non questo o
quell'altro figlio che, prendendo coscienza della sua superiorità
etnica, doveva vincere
il mondo e piegarlo sotto il giogo della razza israelita».
(Salluste. «Revue de Paris» l° Giugno 1928, a. 35, n. 11, p. 573).
Il fondatore dell'«Alleanza» diffuse, in quell'occasione, fra gli
Ebrei, il seguente proclama, che fu pubblicato dal «Morning Post» di
Londra e ristampato,
nel 1906, dal giurista russo Alessio Shmakof nel suo libro «La
libertà e gli Ebrei»:
«L'unione che noi vogliamo fondare non è né francese, né inglese, né
irlandese, né tedesca, ecc..., ma un'unione ebraica universale. La
nostra causa è grande
e santa. Il suo successo è assicurato. La rete che Israele getta sul
globo terrestre si allarga e si estende ogni giorno più e le
profezie dei nostri santi
libri stanno infine per avverarsi. (Se le parole hanno un senso,
queste sono tali che ben ci dovrebbero fare aprir gli occhi).
«Il tempo si approssima in cui Gerusalemme diverrà la casa di
preghiera di tutti i popoli e le nazioni, in cui il vessillo della
Monodivinità ebrea sarà
spiegato ed inalberato sulle più lontane rive. (Che significa ciò?
Si avrebbe forse intenzione di distruggere il cristianesimo?).
«Sappiamo approfittare delle circostanze. La nostra potenza è
immensa; impariamo ad utilizzarla per il trionfo della nostra causa.
Che potremmo noi temere?
«Il giorno non è lontano, in cui tutte le ricchezze, tutti i tesori
della terra saranno nelle mani dei figli d'Israele». (Non so come si
potrebb'essere più
espliciti di così).
Una breve ma significativa lettera, diretta, in quel tempo,
dall'ebreo Baruch Levy a Carlo Marx e riprodotta altresì nello
stesso numero della citata «Revue
de Paris» (p. 574). ci illumina sui mezzi che i Giudei adopreranno
per raggiungere lo scopo. Eccola:
«Il Popolo israelita, preso collettivamente, sarà esso stesso il
proprio Messia. Il suo regno si otterrà con la unificazione delle
razze umane, la
soppressione delle frontiere e delle monarchie, che sono la difesa
del particolarismo, e con l'istituzione di una Repubblica
Universale, che riconoscerà
dappertutto i diritti di cittadini agl'Israeliti.
«In questa nuova organizzazione dell'umanità i figli d'Israele,
sparsi da tempo su tutta la superficie del globo, tutti della stessa
razza e della stessa
conformazione naturale, senza tuttavia costituire una nazionalità
distinta, diventeranno senza contrasti l'elemento ovunque dirigente,
soprattutto se
riusciranno ad imporre alle masse operaie la direzione stabile di
qualcuno fra essi.
«I governi delle nazioni, che formano la Repubblica Universale,
passeranno tutti senza sforzo nelle mani degli Israeliti in favore
della vittoria del
proletariato.
«La proprietà individuale potrà allora essere soppressa dai
governanti di razza giudaica, che amministreranno dappertutto la
fortuna pubblica. Così si
realizzerà la promessa del Talmud che, allorquando i tempi del
Messia saranno venuti, gli Ebrei terranno sotto le loro chiavi i
beni di tutti i popoli del
mondo».
Da parole sì chiare, chi non vede manifesto il deliberato proposito
del giudaismo, di realizzare — attraverso la vittoria del
proletariato, ossia il trionfo
del Comunismo — il suo sogno di dominazione mondiale? Proposito,
questo, da non prendersi alla leggera, perché della sua gravità
siamo confermati
dall'osservare la storia d'ognidì.
In relazione a sì bieche intenzioni, è assolutamente necessario, che
quanti hanno possibilità di decisioni politiche e sociali nonché
tutti gli onesti,
imparino a valutare la realtà del mondo contemporaneo, cercando di
capire, come il pericolo comunista sia oltremodo maggiore di quello
che comunemente si
pensa.
Inoltre, è estremamente importante avere presente:
1) Che tale partito è stato esclusivamente inventato ed è diretto
dai Giudei, i quali se ne servono — a mo' di sgabello — per piegare
l'umanità sotto il
giogo della razza israelita (come nettamente si deduce dalla lettera
citata) e ciò per uno scopo messianico.
2) Che l'ebraismo, al fine di agevolare il raggiungimento del suo
obiettivo, si avvale ancora, di varie forze occulte (specificate nel
capitolo V e
seguenti), le quali aiutano il comunismo e sono dotate di tale
potenza, da influenzare e perfino sostituirsi ai poteri costituiti,
cui l'opinione pubblica
attribuisce responsabilità e capacità, che, viceversa e in pratica,
non hanno o non esercitano.
Consultando gli «Archives Isräelites» (a. 1861) si può ancora
rilevare la seguente testimonianza del già citato Isacco Crémieux:
«Un messianismo dei tempi
nuovi deve sorgere: una Gerusalemme del nuovo ordine, santamente
collocata fra Oriente e Occidente, deve soppiantare il doppio regno
imperiale e papale».
Tale concetto è confermato da quanto scrive un altro giudeo, il
Ruthendorf, in «Rechtfertigung» (III, p. 321): «Noi, sulla base
della luce che promana dalle
Scritture, possiamo aspettarci che Gerusalemme sarà la capitale del
mondo».
Si potrebbe qui aggiungere il testo di un discorso-programma, tenuto
a Praga, nel 1880, dal rabbino Reichhorn in un solenne convegno
rabbinico, ed un
gravissimo documento, emanato dal Comitato Centrale della Lega
Israelita di Pietrogrado nel 1919; ma rimando il lettore ai
capitoli, rispettivamente XII e
XXIV.
Sono tutte prove schiaccianti che attestano appieno la verità di
quanto sopra.
Del resto i dotti e i maestri nelle Sinagoghe — interpretando a loro
modo le scritture come hanno sempre fatto — vi finiscono d'ordinario
i discorsi, con
l'immancabile affermazione del trionfo di Israele sul mondo e con la
promessa di tutti i beni; di questa pazza credenza i Giudei sono
dappertutto invasati.
Ora, è possibile pensare che costoro se ne stiano con le mani in
mano, e non operino nulla per il conseguimento dello scopo agognato?
Operano, miei lettori! In modo incessante e con la più fine astuzia,
servendosi della pelle degli altri, come appresso, con serie
ragioni, ampiamente
vedremo. Prima, però, di passare alle dimostrazioni conviene, per
meglio intenderle, mettere in chiaro un aspetto, molto fondamentale
della mentalità ebraica
nei nostri riguardi, che ci farà bene capire, in base a quali
principi e teorie si comportano i Giudei verso di noi.
II
Come gli Ebrei giudicano gli altri popoli
Il celebre personaggio inglese Lord Disraeli (ministro ebreo in Gran
Bretagna sotto la regina Vittoria), in un suo famoso libro dal
titolo «Coningsby», ha
lasciato scritto due gravissime proposizioni che, corrispondendo,
purtroppo, ad una impressionante realtà, dovrebbero lasciarci tutti
non poco pensosi. La
prima suona testualmente così:
«Il mondo moderno è governato da personaggi, ben diversi che non si
figurino coloro, i quali non vedono ciò che accade nel retroscena».
Ora, chi siano questi personaggi, è cosa dimostrabilissima: sono
precisamente i Giudei.
Infatti essi, agendo sempre con prudenza ed occultamente,
atteggiandosi ognora a innocenti vittime per suscitare il pietismo,
con incredibile abilità e senza
che alcuno se ne avveda, s'impadroniscono delle leve di comando di
tutto il mondo e, per mezzo di una vasta rete d'intrighi e
d'influenze organizzate,
riescono a farlo marciare nella direzione voluta. Sono ormai
riusciti a tale scopo e già la fanno da padroni nei posti più
impensati e incredibili.
La seconda proposizione, che il suddetto Lord ci elargisce, afferma
che, «...una razza superiore non può essere assorbita da una razza
inferiore». Ciò
significa, dunque, che è dovere della razza superiore assorbire
quella inferiore! Pertanto, data la convinzione ebraica di essere
loro «il popolo eletto»,
essi attuano verso di noi il suesposto principio e, senza difficoltà
alcuna, vi riescono pienamente. E' un fatto più che certo, che chi
si trova molto al di
sopra, può, con tutta facilità, menare dove meglio gli piace chi sta
molto al di sotto.
Che essi abbiano costituito «il popolo eletto» prima della venuta di
Cristo, non si può discutere, perché è confermato dalla parola
divina. Ma anche dopo il
Deicidio, siccome la parola divina non si cancella, gli Ebrei
restano un popolo eccezionale nel senso, che, fatte le debite
distanze, essi hanno una qualche
analogia con gli angeli decaduti, che tuttavia conservano la virtù
intrinseca: solo alla fine del mondo si convertiranno.
In base alla loro conclamata superiorità, gli Ebrei chiamano «GOIM»
— ossia «bestie da pascolo» — quanti non appartengono alla loro
stirpe; tali realmente,
fino ad ora, siamo stati nei loro confronti e tali ci considerano,
perché siamo da essi stimati non uomini, ma esseri inferiori,
dall'intelletto ottuso e
bestiale, anzi addirittura allo stato di infanzia, compresi i
governanti, creati soltanto per servire gli Ebrei 1. (Dunque,
costoro considererebbero sé
stessi quali uomini maturi di 50 anni, mentre noi, dei bimbi piccoli
piccoli, da sballottarsi qua e là come palline, ivi compresi i Capi
di Stato, i Vescovi
e il Papa. Oh, che bellezza!).
Nel trattato talmudico, il Chullin, s'insegna: «I cristiani si hanno
da fuggire come indegni del consorzio de' giudei; essendoché questi
sono di tanta
dignità, che neppure gli angeli gli eguagliano» 2.
In altro trattato, il Sanhedrin, si ha cura di soggiungere: «Un
giudeo deve riputarsi quasi uguale a Dio! Tutto il mondo è suo,
tutto deve a lui servire,
specialmente le bestie che hanno forma di uomini, cioè i
cristiani»3.
Il medesimo, ribadisce poi tale dottrina in questi termini:
«Dovunque si stabiliscono gli Ebrei, bisogna che si facciano
padroni; e finché non abbiano
l'assoluto dominio... non debbono cessare dal gridare: Che tormento!
Che indegnità!» 4.
Il precetto della legge naturale e mosaica che comanda l'amore del
prossimo, non è — secondo lo spirito del «Talmud» (codice religioso
e civile giudaico) —
un precetto universale, ma ristretto ai soli Giudei e ai loro amici.
Questi si debbono amare e non già i «goim», che non sono uomini ma
bestie 5 .
Chiarisce ancor meglio il modo di giudicarci ebraico, quanto, in
proposito, è stampato su la dotta rivista «La Civiltà Cattolica» (a.
1893. v. V . s. XV. p.
145. 269), che documenta il suo dire col più esatto riferimento
talmudico. Vi si legge, infatti, come i talmudisti insegnino:6
«Essere il cristiano omicida, immondo, sterco, dato alla bestialità
e ad altre orribili nefandezze e tale che il suo solo incontro
contamina7 .
Volete voi sapere a che razza di animali, essi ci facciano l'onore
di aggregarci? Eccola. Secondo il trattato Zohar8. i cristiani sono
bovi, asini, cani;
mentre, giusta il trattato Yalkut-Re Ubêni9, essi apparterrebbero
piuttosto alla specie suina. Ma anche qui è tra i rabbini diversità
di pareri, perché gli
uni li chiamano semplicemente porci; ed altri vi aggiungono la
qualifica di silvestri, quali sono i cignali10 .
Non basta: commentando un passo del Deuteronomio (XIV, 21). il sig.
Salomone o Schelomo Tarchi (Ruschi)11 si avvisa farci troppo onore
pareggiandoci alle
bestie e — come specifica lo Zohar12 — veniamo senz'altro regalati
dell'onorevole titolo di figli del diavolo.
In conseguenza, nello stesso Zohar, si asserisce che le anime nostre
non procedono dal principio buono o da Dio, ma da Keliphah,
principio immondo, lue,
morte o ombra di morte13. Per lo che dopo morte vanno tutte in un
fascio a casa del diavolo14.
Il nostro cadavere, agli occhi dei giudei, non è corpo umano ma
carogna; e quindi ha da gettarsi a marcire tra i carcami delle
bestie15. Le nostre preghiere
a nulla valgono perché sono Tiflah, vacuità, insulsaggini,
peccati16: le nostre chiese sono templi idolatrici, luoghi immondi,
fogne, porcili17; le feste
giorni di perdizione: i preti sacerdoti di Baalal18: Cristo, la
Vergine, i Santi... 19 (qui seguono bestemmie non riferibili).
Il giudeo non deve lasciare luogo alcuno sulla terra a cotesti
pessimi ladroni (goim).
Imperocché, propagandosi essi, la terra si popolerebbe di cani» 20.
Udite ora in quale modo i maestri d'Israele considerino il sesso
femminile a loro estraneo: «Che cosa è una prostituta? Ogni donna
che non sia ebrea 21».
(1) Ciò si rileva dalle seguenti opere ebraiche: «Gobayon» 14, pag..
I - «Eben Gaizar». 44, pag 81 -«XXXVI Ebamot», 98 - «XXV Ketubat» 36
- XX.XIV Sanudrip»
716 - «XXX Kadushin», 68 A - «Sanh» 91, 21, 1051.
(2)V. Chullin 21, b, in I, B, Pranaitis, nella sua opera:
«Christianus in Talmude Judeorum», Pietroburgo 1892, part. 2, p. 76,
77
(3) V. Sanhedrin 586, in ib id.
(4) Tal. Bab. Sanhedrin, f. 104, c. 1.
(5) Cf. Chiarini, «Théorie du Judaisme», Edit. De Paris, 1830, tom.
2, p. 25.
(6) Le seguenti citazioni sono quasi tutte riprese dall’opera
«Christianus in Talmude Judaeorum» del dottissimo teologo e
professore di lingua ebraica I. B.
Pranaitis (Petropoli 1892), il quale riporta, verbo a verbo, i testi
ebraici, estratti dal Talmud e dai commentari di quello (ivi
comprese le vecchie
edizioni di Amsterdam e di Venezia), con a lato a ciascuno, la
relativa traduzione latina, acciocchè niuno abbia a rinfacciargli di
avere falsato o mutilato
i testi.
(7) Talmud, Trattato Baba-Metsigna, fol. 114, Ediz. D’Amsterdam
1645, e Trattato Barakouth, fol 88 – Maimonides, Trattato
dell’Omicidio, cap. 2, art. II e V,
presso Pranaitis, op. cit. Parte 1a, cap. 2, p. 54-61.
(8) Zohar, 11, 63, 64 b., presso Pranaitis, p. 61.
(9) Yalkut – Re Ubêni, fol. 16, col. 3, presso Pranaitis, p. 61.
(10) Rabb. Bechai nel lib. Hakkemach., e Rabb. Edels nel Kethuboth
110 bc. (cf. Pranaitis op. cit. p. 61).
(11) Presso Pranaitis, op. cit. pp. 61-62
(12) Zohar I, 28 b e 63.
(13) Zohar, 131a-46b-47a. Emek hammelec 23 d2 — V.presso Pranaitis,
op. cit., pp. 64-65.
(14) Rosch haschanach 17a, presso Pranaitis, op. cit., p. 65.
(15) Jore dea 377, I – Jebhammoth 61a.
(16) Così i talmudisti. V. Pranaitis, op. cit., p. 72.
(17) Rivelazioni di Teofito o Neofito riferite nell’opuscolo
intitolato: «Il sangue cristiano…», stampato a Prato nel 1883.
Veggasi a p. 23.
(18) V. Pranaitis, op. cit., parte prima, cap. I.
(19) Chi volesse conoscere fin dove arriva l’empietà giudaica legga
il primo e il secondo capitolo dell’opera del
più volte citato Prof. Pranaitis.
(20) Zohar II, 64b presso Pranaitis, op. cit., parte I, cap. 2, Art.
2, p. 63.
(21) Eben ha Eser, 6, 8.
III
Il pericolo ebraico
Come se quello che sopra abbiamo detto non bastasse, sono i Giudei
animati da sentimenti di vendetta per le repressioni che hanno
subito attraverso i secoli,
e — come prescrive il tenebroso Talmud di Babilonia — nutrono l'odio
più spietato verso quanti non appartengono alla loro stirpe.
In seguito a ciò, ad essi è fatto lecito depredarci e malmenarci
quasi fossimo bruti nocivi.
I talmudisti affermano testualmente: «Il giudeo che uccide un
cristiano offre a Dio un sacrificio accetto»; ed ancora: «A chi
uccide i cristiani è riserbato
il più alto luogo in paradiso» 2.
«Considerate i cristiani — aggiungono inoltre siffatti dottori —
come bestie ed animali feroci e trattateli come tali. Mettete il
vostro ingegno e il vostro
zelo in distruggere i cristiani» 3.
«L'Hilkhoth poi ricorda come i giudei, secondo la legge (non mosaica
ma talmudica), non possono mai cessarsi dal’esterminio dei cristiani
4, e che ove non
possono col ferro, hanno da venire a capo con l’oro»5.
«Dopo la ruina del tempio non avvi altro sacrificio che l'esterminio
dei cristiani» 6.
«Niuna solennità deve impedire al giudeo di scannare un cristiano»
7.
«Il giudeo non presti aiuto ad un cristiano pericolante in terra o
in acqua; ma piuttosto si adoperi perchè non venga da altri
soccorso» 8.
«Se il giudeo ha il dovere di danneggiare il cristiano nella roba e
nella persona, a più ragione avrà quello di non aiutarlo ne' suoi
bisogni» 9.
«Finalmente si proclama cosa lecita fare uso della frode, della
menzogna, e perfino dello spergiuro per fare condannare in giudizio
un cristiano » 10.
Queste dottrine, badiamo, sono oggi talmente dimostrate, che non
possono più essere messe in controversia.
Noi vedremo, con i fatti alla mano, come siano proprio i Giudei
coloro i quali, con ogni sorta di stratagemmi, riescono a fare
scoppiare tanto le rivoluzioni
così pure le guerre. Ne volete qualche prova? Ve la forniscono essi
stessi.
L'ebreo romeno Marcus Eli Ravage scrive sul «Century Magazine» (N. 3
e 4 del 1928):
«Noi siamo stati la causa prima non solo dell’ultima guerra, ma
quasi tutte le vostre guerre.
Noi siamo stati i promotori non solo della rivoluzione russa, ma di
tutte le grandi rivoluzioni della vostra storia. Noi abbiamo
suscitato e continuiamo a
suscitare discordie e contrasti nella vostra vita pubblica e
privata...» (le lotte dei partiti?).
Prassi, questa, da intendersi non limitatamente ai tempi moderni, ma
fino dalla più remota antichità, giusta quanto venne fissata dalla
direttiva di Salomone
e d'altri dotti Ebrei, per la scaltra conquista dell'intero universo
da parte di Sionne 11.
Da ciò ne segue che, quanto più sangue ariano sono capaci di fare
scorrere fra i Popoli, tanto più intensamente ne godono, perché
sanno molto bene quanto sia
per essi più facile ottenere, attraverso le sventure altrui,
moltiplicati i più fantastici guadagni, la maggior gloria d'Israele
e il pieno appagamento del
loro odio.
Sentite quello che si legge in uno testo talmudico e giudicate 12.
«Se i non ebrei conoscessero quel che noi insegnamo a loro riguardo,
ci avrebbero senz'altro sterminato».
Stando in tal modo i fatti — e molti altri documenti lo confermano —
bisogna convenire che, per lo meno, i dirigenti ebraici sono in
piena mala fede ed
agiscono, per il trionfo del loro popolo, in danno di tutti gli
altri. Inoltre, gli avvenimenti sociali sarebbero, in gran parte,
artefatti dal giudaismo
nell'ombra, e la storia, nella quale noi crediamo, sarebbe, per
conseguenza, tutta falsata...
I secoli passati ebbero più chiara coscienza di tale pericolo e
tentarono, senza riuscirvi, di correre ai ripari; mentre
all'opposto, nell'epoca presente,
sembra che su questo punto l'umanità si sia profondamente
addormentata, e guai a volerla svegliare per renderla cosciente del
pericolo stesso!
Subito si reagisce asserendo, che nulla di quanto vengono accusati i
Giudei corrisponde a verità, ma è tutta falsità ed invenzione!!!
Una tale risposta, se non è frutto di una colossale ignoranza in
materia, certamente è frutto della raffinata astuzia di costoro, i
quali, giovandosi della
esperienza dei secoli, hanno saputo, questa volta, organizzare, fra
gli stessi ariani, delle classi di persone influenti ed interessate
che, per personale
tornaconto, soffocano, fin dall'inizio, qualsiasi movimento di
popolo in direzione antisemita.
Ma, per mettere le carte in tavola, per dimostrare fino a quale
grado sia mortale il pericolo dei Giudei, e non sia affatto, come
suol dirsi, un castello
campato in aria o una maligna insinuazione, interroghiamo brevemente
la storia, e vediamo qual è il suo responso inconfutabile, giacché è
stato detto che
essa è la maestra della vita e il tribunale dei popoli.
(1) V. Sepher Or Israel 177 b — Ialkut Simoni 245 c.n. 772 —
Bamidbar rabba 229 c.
(2) V. Zohar 1, 38b - e 39a.
(3) Talmud tom. 3, lib. 2, cap. 4, art. 5, p. 297.
(4) Hilkhoth Akum X, I e 7.
(5) Cochen hammischpat, 338, 16.
(6) Zoohar II, 43a -Id. III 227b - Mkdnsch Melech ad Zohar fol. 62.
(7) Pesachim 49b.
(8) Cochen hammischpat 425, 5 e Iore dea 158, 1.
(9) Iore dea 158, 1.
(10) Baha-Kama 113b. Toseph. e Kallah 1b, p. 18.
(11) Cfr. Epilogo del prof.re russo Sergyei Nilus alla sua
traduzione «I Protocolli degli Anziani di Sionne»
Tsarkoye Sielo, 1905.
(12) Dibre, in Dav. f. 37.
IV
Cosa c'insegna la storia
Sebbene, avanti Cristo, fossero gli Israeliti i detentori della vera
religione, e la misericordia di Dio, con braccio potente, ogni
qualvolta che, con
preghiere e lagrime a Lui si rivolgevano, dai castighi provocati
dalle loro colpe sempre li liberasse, tuttavia, osservando non altro
che la storica
risultanza dei fatti, non possiamo non costatare come, sia
all'origine che in seguito, si mostrarono ognora di dura cervice,
invasori, ma soprattutto avidi
del possesso dell'oro.
Prova ne sia, come, fin dall'epoca dell'antico Egitto furono quei
Faraoni costretti — quando si accorsero che gli ospitati Ebrei
stavano ormai diventando
superiori in potenza agli stessi Egiziani — ad emanare contro di
essi una serie di leggi repressive, l'ultima delle quali fu, che, se
maschi, dovevano,
appena nati, venire annegati nel fiume Nilo. (Libro dell'Esodo).
Tralasciando le persecuzioni Assiro-Babilonesi e venendo al tempo
dell'Impero dei Persiani, noi sappiamo come l'Imperatore Serse
(cioèAssuero figlio di
Dario), che imperò su 127 province dall'India all'Etiopia, «veduto
come una sola nazione, ribelle a tutto il genere umano, che segue
massime perverse, altera
la concordia e la pace di tutte le genti, ecc....», fulminò contro i
Giudei un editto di strage per cui, senza pietà, dovevano essere
tutti insieme
sterminati in un determinato giorno «con le mogli e coi figli,
affinché questi uomini scellerati, scendessero nello stesso giorno
all'inferno».
Questo editto, com'è noto, non ebbe più esecuzione, essendo stato
revocato dallo stesso Imperatore, in seguito agli svenimenti ed alle
suppliche della sua
moglie Ester, che era di nazionalità ebraica. (V. libro di Ester).
Qui devo fare un opportuno rilievo: è sistema degli Ebrei,
specialmente ai nostri giorni, come in seguito avremo modo di
constatare, mettere a fianco di
persone che hanno mansioni altamente direttive, delle mogli di
stirpe giudaica (vere «femmine sapienti in seduzione»), perché
possano influire sopra di loro
secondo il pensiero di Israele. Anche dai Greci, i Giudei furono non
poco combattuti e perseguitati, tanto da chiedere — per difendersi
da questi —
un'alleanza con Roma. (V. primo libro dei Maccabei).
Sotto i Romani — come si rileva dalle «Vite dei Cesari» di Svetonio
— l'Imperatore Tiberio chiamò «un pericolo per Roma» la comunità
ebraica, definendola
«indegna di rimanere fra le mura dell'Urbe» e, nella vita
dell'Imperatore Claudio, ci da ampia relazione come, vedendo, tale
sovrano, il pericolo dei giudei
delinearsi in tutta la sua ampiezza, pubblicò un editto di
espulsione per cui, con taglio netto e totalitario la comunità
ebraica fu costretta ad emigrare in
Sicilia, in Africa e in Grecia.
Seneca denunciò il pericolo dei Giudei, qualificandoli
«scelleratissima gente, che avevano saputo diffondersi ed imporsi
dappertutto» e pronunziando la
storica frase: «Victoribus victi legem dederunt» 1. Tali parole
dettero poi motivo a Diocleziano di dettare leggi restrittive contro
gli Ebrei. Cicerone
stesso — nella sua «Oratio prò Flacco» — arriva a dire d'avere
timore della compattezza giudaica e della loro influenza nelle
assemblee.
Se sono vere, pertanto, le citate affermazioni di Seneca — il quale
visse all'epoca di Caligola e di Nerone — è d'uopo dedurre, come,
nell'Impero Romano —
salvo qualche Imperatore, che se ne avvide ed agì in conseguenza —
coloro i quali, in effetti, dietro le quinte davano legge, altri non
erano che degli
scaltri giudei.
Pochi, ad esempio, sanno che Tigellino e Poppea erano ebrei. Ce
l'attesta Tacito nei suoi «Annali» al Cap. 61. libro X.
Alla base di ciò, ben ora si comprende dov’erasi da ricercare la
causa prima delle persecuzioni scatenatesi contro gli invitti
Cristiani, nei primi secoli
dell’e.v.
Il che è confermato da Tertulliano con le parole «Le Sinagoghe degli
Ebrei sono le fonti delle nostre persecuzioni». ( «Synagogae
Judaeorum genus seminarium
persecutionum»)2.
L’influenza giudaica fra i Romani divenne, ad un dato momento, così
preponderante che si vide, per la prima volta, salire sul trono dei
Cesari un Imperatore
d’origine ebrea. Costui fu appunto Settimio Severo Africano.
(Capostipite della dinastia dei Severi).
Egli — messi a morte i suoi nemici — introdusse una grande e
pericolosa novità: il servizio militare obbligatorio in tutto
l’Impero, ad eccezione degli
Italiani, ai quali era invece proibito. D’ora in poi essi erano in
balìa delle Legioni straniere3. L’«Enciclopedia Italiana» (Treccani)
conferma, come le
legioni Italiche furono sostituite con legioni Illiriche e Siriache.
Conclusione: preparato il terreno come si voleva, ebbe inizio — come
afferma lo storico
Paribeni — un periodo d’anarchia e di disastri4; Roma non tardò ad
essere invasa dai barbari e la sua potenza annientata.
Si compiva, così, la vendetta della Sinagoga per la distruzione di
Gerusalemme, operata da Tito. Oggi, vediamo ancora troneggiare nel
Foro Romano — l’uno
contro l’altro — due soli Archi di Trionfo: quello di Tito e quello
di Settimio Severo. E’ una coincidenza? O si è forse voluto
ammonire: tengano presente i
posteri, che, se Roma ha vinto Israele, Israele ha distrutto Roma?
Nel Medio Evo, i Giudei furono dappertutto assai perseguitati,
sempre a causa della loro invadenza e prepotenza.
Subirono stragi, confische di beni ed espulsioni in Francia, sotto
Filippo Augusto, Luigi VIII, Luigi IX, Filippo il Bello, Carlo IV,
Carlo VI; in
Inghilterra, sotto Re Giovanni, Riccardo Cuor di Leone, Enrico III,
Edoardo IV; in Spagna, sotto Alfonso XI, Pietro I, Enrico II di
Castiglia, Pietro IV e
Giovanni I d’Aragona, e, per ultimo, sotto Ferdinando il Cattolico.
Uguale sorte ebbero in molte località germaniche, in Russia,
Polonia, Ungheria, Venezia, Austria, Napoli, in paesi arabi e, in
tanti altri siti, che sarebbe
lungo enumerare5.
Memorabile fu la cacciata nel 1492 dalla Sicilia, dove, dopo
molteplici eccidi esplosi in varie parti dell’isola e in cui vennero
passati a fil di spada, fu
promulgato, dal Viceré Lopez Scimen de Urrea, il bando di
espulsione, con la confisca generale dei beni.
Con tranquillità si può affermare, che non esiste paese alcuno, ove
i giudei riuscirono ad infiltrarsi, che, prima o poi — vale a dire
ogni qualvolta i
popoli raggiunsero una certa maturità intellettuale — non abbiano
avvertito la necessità imprescindibile di liberarsi da essi.
Come spiegare tanta unanimità di reazione contro siffatta gente, in
così diverse epoche e in sì diverse nazioni, se non ci fossero state
gravissime ragioni?
Tali ragioni — notiamolo bene — non dobbiamo ricercarle in motivi di
religione o di razza, bensì solo negli atroci delitti che non
cessano mai di commettere
contro gli ariani.
Ora, siamo noi bene certi che gli Ebrei d'oggidì abbiano mutato
registro, quasi fossero divenuti innocenti agnellini?
Mille volte più lupi di prima sono diventati, e questo subito lo
dimostreremo nella maniera più apodittica.
(1) Seneca philosophus (tratt. «De superstitione»), ed. Bipont,
1782, vol. IV, pp. 423.
(2) Tert. Scorp. c. X.
(3) Cfr. settim.le «La Domenica del Corriere» del 17 Nov. 1957. che
riporta, a puntate, la «Storia di Roma» scritta dal prof. I.
Montanelli.
(4) Cfr. «L'Italia Imperiale», Milano 1938, p. 472.
(5) Cfr. «Interdizioni israelitiche n di Carlo Cattaneo, Firenze, Le
Monnier, 1887, pp. 48-180, e «L'Ebreo attraverso i secoli» di
Panonzi G., Treviso, 1898.
V
Le tre reti ebraiche:
Massoneria - Comunismo – Stampa
La prima rete: La Massoneria
Venendo ora a considerare il tempo in cui viviamo, il giudaismo, per
giungere — come si è detto — al suo obiettivo finale di piegare il
mondo sotto il giogo
della razza israelitica ed impadronirsi dei suoi beni, ha escogitato
tre principali branche. Queste, a guisa di tre immense reti,
servono: la prima per
accalappiare tutta la classe delle persone più intellettuali ed
influenti, ed è la Massoneria, che deve, con una serie di attività —
come in seguito avremo
modo di constatare — preparare il terreno: la seconda, per
accalappiare tutta l’enorme massa dei proletari o lavoratori che
siano, ed è il Comunismo, mezzo
materiale per la pratica attuazione del programma giudaico; la
terza, che però è solo un potente ausiliare, funzionante attraverso
il meccanismo massonico,
ed è la Stampa, la quale deve conquistare e dirigere, nella maniera
voluta, l'intera opinione pubblica mondiale.
Chiaro, dunque, appare, che siamo davanti a tre spauracchi: un
preciso programma giudaico, la massoneria, il comunismo.
Del programma giudaico, nelle sue grandi linee, ne abbiamo già fatto
cenno, sebbene, appresso, specificheremo ancora meglio.
Parliamo, adesso, della prima rete, cioè della Massoneria
Universale, che — bastano due occhi per vedere — ha in mano, si può
dire, i principali governi
della Terra, ed è eziandio predominante nei parlamenti,
magistrature, eserciti, finanza, scuola, diplomazia, polizia, ecc...
Dal che emerge, quanto essa
abbia una potenza d'azione con proporzioni addirittura colossali.
Non si può affermare che la Massoneria sia stata fondata
esclusivamente da Ebrei, e gli storici non si accordano sulla sua
origine e sui nomi dei fondatori.
Bensì è certo che il giudaismo, coll'usata sua finezza, non tardò ad
incorporarsela, tanto, che oggi assistiamo al fatto evidente, come
l'anno massonico
nonché i suoi mesi sono uguali a quelli ebraici, e giudeo è quasi
tutto il simbolismo delle Logge, dove si parla del Candelabro a
sette braccia, di Salomone,
di Zorobabel, di Gerusalemme, dell'Arca dell'Alleanza, delle Chiavi
del Tabernacolo, delle Tavole della Legge. Le parole d'ordine e le
parole sacre, usate
nei gradi massonici, sono, per la maggior parte, ebree. Percorrendo
i Rituali che ivi s’adoperano, si formerebbe un Dizionario di
migliaia di parole o di
allusioni ebraiche.
Il Dott. Martinez, nella sua opera «Le Juif, voilà l'enncmi»1,ci dà
una schiacciante dimostrazione, come, all'organismo massonico,
presieda una meravigliosa
unità.
Tutte le Logge, superiori ed inferiori, dipendono da un Grande
Oriente Nazionale, come fu sancito nel Convento universale di
Losanna. nel 1879, pel Rito
Scozzese antico ed accettato, e più o meno si osserva ancora dagli
altri Riti. Ma poi, tutti i Grandi Orienti dipendono da un Consiglio
Supremo, o
dall'Oriente degli Orienti, che è l'Alta ed unica Loggia, dove è
inibito l'accesso fuorché a gente israelita di sangue e di culto, o,
a meglio dire, ai primi
Capi d'Israele. Costoro, a loro volta, muovono e dirigono tutta la
società massonica ai finali obiettivi dell'ebraismo. Non è dunque
esatto il dire che la
Massoneria signoreggia il mondo: poiché il vero padrone del mondo è
il giudaismo, di cui quella non è che mancipio.
A riprova, come questa setta stia sotto l'alta direzione giudaica,
il precitato autore ci fa conoscere, come siano stati per la più
parte Giudei, i
principali diffusori e fondatori delle Logge d'Europa.
Il giudeo portoghese Martinez Pasqualis fondò, nel 1754, moltissime
Logge in Francia; il giudeo Stefano Morin, Ispettore Generale della
massoneria, ne aprì,
dopo il 1761, parecchie in Germania, arrolandovi l'eletta dei
giudei, Franklin, Moises Hyes, Moises Coen, Isaac Long e il rabbino
Peixotto; e, un altro
giudeo — conosciuto in massoneria sotto il nome di «Piccolo Tigre» —
ne stabilì o diresse non poche in Italia e in altre parti d'Europa,
ed era in continua
corrispondenza con quelli delle Logge del Portogallo, d'Ungheria e
di Siberia e si potrebbe continuare. Dopo di che, si può ritenere
per certo e fermissimo,
come tutta la compagine della Massoneria Universale sia regolata da
un Sinedrio ebraico, che la comanda e dirige nella maniera più
dispotica ed assoluta.
Aggiungerò, che non è raro il caso di vedere presiedere ai Grandi
Orienti nazionali, dei Gran Maestri di pretta nazionalità giudaica.
Se la Massoneria forma
lo Stato Maggiore dell'Umanità, il Comando Supremo è tenuto
dall'ebraismo.
Il potere ebreo, servendosi dei politicanti, ha propagato dovunque
la Massoneria ed oggi, attraverso questa setta, domina il mondo e lo
conduce alla
perdizione.
Dico alla perdizione, perché non è più un mistero come, da quelle
sfere direttive si persegua, fra gli altri fini, quello di spezzare
tutti i legami sociali
e distruggere tutto l'ordine civile, svellere dalle fondamenta ogni
istituzione religiosa, e rovesciare tutti i troni di Europa 2.
I nostri rivoluzionari altro non sono che delle marionette messe in
moto dai Giudei.
Di che avvedutosi un gran massone italiano, restò sì stomacato che
volse tosto le spalle al Grand'Oriente, come egli stesso ebbe a
ripetere al suo amico Dc
Camillc, dicendogli: «Ho abbandonato la Massoneria, perché mi sono
persuaso che noi non eravamo se non l’istrumento dei Giudei; i quali
ci spingevano alla
distruzione del cristianesimo
In una circolare della setta del 1819 s'ingiunge, ai propri
affiliati, di attuare determinate norme d'ipocrisia o doppio giuoco
che, si può pensare, non
siano state ai giorni nostri abrogate e si estendano ai campi più
svariati. Essa dice:
«Voi dovete avere l'apparenza di essere semplici come colombe, ma
prudenti come il serpente. I vostri padri, i vostri figli, le vostre
stesse mogli devono
sempre ignorare il segreto che voi portate nel vostro seno e, se vi
piace, per meglio ingannare l'occhio inquisitoriale, di andare
spesso a confessarvi...
Presentatevi con tutte le apparenze di uomo grave e morale.
Una volta stabilita la vostra riputazione nei collegi, nei ginnasi,
nelle università e nei seminari, una volta che voi avrete
procacciata la confidenza dei
professori e degli studenti, fate...» 4.
Purtroppo, delle mene giudaiche, la quasi totalità degli odierni
massoni non ebrei, non si accorge né punto né poco.
Essi sono convinti che la Massoneria sia qualcosa di simile ad una
società di mutuo soccorso, propugnante principi di libertà,
uguaglianza e fratellanza, in
cui trovano ogni massimo vantaggio personale. Non arrivano a
percepire né tanto meno ad intendere, quanto invece diventino servi
sciocchi nelle mani dei
figli d'Israele che, in parole prcss’a poco simili, dicon loro: Voi
che godete una qualche influenza economica, politica, intellettuale,
entrate nella nostra
setta! Noi vi daremo la possibilità di consolidare la vostra
posizione sociale, di godere protezione ovunque e di assurgere fino
ai più elevati posti di
comando.
In contraccambio, voi dovete giurare fedeltà assoluta ed obbedienza
cieca, di attuare, con tutte le vostre forze, quell'azione e quella
linea di condotta che
sia conforme alle direttive che la stessa setta crederà opportuno
darvi, però, sotto il più terreo vincolo del segreto!
C'è da domandarsi: ma perché il segreto? sussistono «ragioni di
Stato»? Non v’è ragione di avere paura della luce di chi opera in
perfetta onestà.
Uno dei giuramenti massonici più stretti e più ripetuti è il
seguente:
«Prometto e giuro di non palesare giammai i segreti della Libera
Muratoria; di non far conoscere ad alcuno ciò che mi verrà svelato,
sotto pena di aver
tagliata la gola, strappato il cuore e la lingua, le viscere lacere,
fatto il mio corpo cadavere in pezzi, indi bruciato e ridotto in
polvere,
questa sparsa al vento per esecrata memoria ed infamia eterna».
(Dall'opuscolo «Massoni e massoneria» di Giovanni Caprile. Ediz. «La
Civiltà Cattolica»).
Oggi siamo al punto che esistono ambienti burocratici nei quali, è
noto, non si può fare carriera, se non si dà il nome alla
massoneria. Ma, della dipendenza
della massoneria dagli Ebrei, sarebbe bene che i signori massoni se
ne rendessero un esattissimo conto, affinché — vagliata la cosa — si
sappiano regolare
secondo il dettame della propria coscienza.
Sarebbe inoltre bene si rendessero conto come, i gesti teatrali che
si fanno recitare in loggia, durante le iniziazioni pel conferimento
di cordoni e titoli,
altro non sono che prette ridicolezze, valevoli solo ad affascinare
individui di particolare debolezza ed incoscienza.
Considerino, costoro, quanto sia indegna cosa farsi schiavi, per un
piatto di lenticchie, dell'ingordo giudeo, alla cui tirannide
settariamente obbediscono,
sacrificandogli coscienza, onore, sentimenti religiosi, ricordi
domestici e tutto che, nell'ordine morale della vita, ha di più
nobile e dolce l'uomo.
Che se poi, alcuni di loro, avessero piena contezza di essere dei
servitori ai loschi fini d'Israele, e ciò, esclusivamente per
personale tornaconto, in
questo caso, non potrebbero esimersi di essere, della cattiveria
ebraica, colpevoli complici.
(1) Savine. pp. 190.194.
(2) Cfr. riv. «La Civiltà Cattolica» 1890. serie XIV, vol. 7, p.
408.
(3) Lettre de E. De Camille, au journal «Le Monde» 1870.
(4) Cfr. riv. «La Civiltà Cattolica»1884, serie XII, v. VI, p. 403.
VI
La seconda rete: Il Comunismo
La seconda rete è costituita dal Comunismo.
Infatti, ehi è stato l'inventore e il dottrinario dell’ideologia
bolscevica se non l'ebreo Carlo Marx, il cui vero nome è Mordechai,
figlio di un rabbino
tedesco?
Chi è stato il braccio e la spada esecutrice, che ha portato al
trionfo il Comunismo in Russia se non il generale ebreo Leone
Trotsky, coadiuvato dai vari
Zinovieff, Kameneff, Rosenfeld, Kerensky e dall altro sterminato
stuolo di arruffapopoli, tutti di nazionalità ebraica?
L'ebreo M. Cohen così scrive nel giornale il «Kommunist» di Kharkow
(12 Aprile 1919): «Si può dire, senza esagerazione, che la grande
rivoluzione sociale
russa è stata opera degli Ebrei, e che gli Ebrei non soltanto hanno
condotto l’affare, ma hanno ancora preso in mano interamente la
causa dei Sovieti» 1.
Nel 1916 il «Secret Service» degli Stati Uniti scoprì che i seguenti
capitalisti, ebreo-americani, erano impegnati nel finanziamento di
quell'opera di
distruzione: Jacob Schiff, Kuhn Loeb e C., Gugenheim, Max Breitung,
Felix Warburg, Otto Kahn, Mortimer Schiff, Jerome H. Honaner.
Infatti, nella primavera 1917, Jacob Schiff, capo della firma Kuhn
Loeb e C. di Nuova York, mette avanti Lenin (mezzo ebreo, perché
figlio di giudea e che ha
per moglie un'ebrea) e Trotzky, comandando la loro azione
rivoluzionaria e di terrore. Tale grave scoperta, cui fu dato nome
«Docuraentation» e che dovrebbe
pur far riflettere quanti hanno orecchie da intendere, venne, dallo
stesso «Secret Service», ufficialmente trasmessa all'Alto
Commissario della Repubblica
Francese il 6 marzo 1920.
E' stata ripubblicata, nella sua integrità, da H. De Vries
Heekelingen nel suo libro: «Israel, son passé, son avenir» 2 .
Questa storia è ancora più minutamente raccontata dalla gazzetta
ebrea-bolscevica di Nuova York chiamata «Forward».
Se si vorrà esaminare bene a fondo il bolscevismo russo, si troverà
che, dietro le sue quinte, le vere leve del comando stanno
saldamente in mano ebraiche,
e, sebbene i due capi più in vista, cioè Stalin e Molotov (oh
diabolica prudenza!) non siano ebrei, tuttavia ambedue sono sposati
a donne ebree. Stalin ha,
infatti, per moglie Raisa Kaganovic, il cui padre, Lazarus
Kaganovic. capostipite di tutta una dinastia di Ebrei, è Vice
Segretario del partito comunista,
Commissario del Popolo per l'industria pesante e membro del
Politburo. Dei cognati di Stalin, Michel Kaganovic è Commissario del
Popolo per l'industria
bellica e membro del Comitato Centrale del partito comunista. Aaron
Kaganovic è amministratore degli approvvigionamenti di Kiew e membro
del Comitato
Politico dell'Ucraina, Sergio Kaganovic dirige l'industria tessile e
Boris Kaganovic quella dei rifornimenti dell'esercito.
Anche il secondo uomo politico dell'U.R.S.S. Molotov, Commissario
del Popolo agli Affari Esteri, ha per moglie l'ebrea Scemciuchina
Karp. Attraverso sua
moglie, che del resto è stata lungamente Commissaria agli
approvvigionamenti, Molotov ha mantenuto ottimi rapporti con la
dinastia finanziaria ebreo-
americana dei Karp. Le grandi forniture americane all'U.R.S.S. di
navi, armi, macchine, utensili ecc..., passarono tutte attraverso la
famiglia Karp. La
surriferita signora fu in grandi rapporti con i finanzieri ebraici
di Nuova York, Jacob Schiff, Warburg e Kahan, le cui strette
relazioni con l'ebreo Maisky,
ambasciatore sovietico a Londra, sono state più volte rilevate dalla
stampa.
Come si vede, bolscevismo ed ebraismo, alta finanza e plutocrazia
sono strettamente collegati!...
A completare il quadro sarebbe adesso opportuno enumerare gli altri
posti di comando tenuti
dai papaveri ebrei, ma poiché tale lista ci porterebbe piuttosto
lontano, basterà, a darne un'idea, citare soltanto alcuni nomi:
Il presidente della Banca di Stato dell'Unione Sovietica è l'ebreo
S.Z. Ginsburg; il Segretario Generale del Presidium del Soviet
Supremo è pur esso un
giudeo, A.E. Gorkin. Inoltre sono tutti giudei: Salomon Abrahamovich
Reback, presidente del Comitato per l'Energia Atomica; David
Zaslaswsky, editore della
«Pravda»; M.N. Svernik, capo delle Corporazioni Operaie di Russia;
il Prof. Mark Mitin, presidente dell'Accademia delle Scienze; A.
Mikoyan, influente membro
del Politburo e Ministro del Commercio; I. G. Bosakov, direttore
dell'industria del cinema; Ilia Ehrenburg, capo della propaganda.
Provate un po' se siete oggi capaci, di trovare un solo ambasciatore
sovietico, nelle diverse capitali del mondo, che non sia di
nazionalità ebraica,
cominciando dai vari Maisky a Londra e Litvinoff negli Stati Uniti?
Da un elenco, edito a Nuova York nel 1920 dall'«Association Unity of
Russia» e redatto accuratamente sulle basi offerte dagli organi
ufficiali bolscevichi e,
ancora, da una testimonianza documentata, pubblicata dall'autorevole
«Times» il 10 maggio 1920 a firma di T. H. Clarke, possiamo avere la
seguente
indiscutibile prova della preponderanza ebraica in tutti i rami del
governo dei dittatori di Mosca:
«Il maggior numero dei componenti il corpo dirigente la repubblica
comunista in Russia non è di indigeni russi, ma di intrusi «ebrei» i
quali però si danno
premura di occultare quasi sempre il nome di origine, sotto la
maschera di uno pseudonimo di colore slavo.
«Lo dimostra il fatto, che sopra cinquecentoquarantacinque (545)
nomi di membri degli uffici direttivi dello Stato, i cittadini di
stirpe russa sono nulla
più che trenta (30): quelli di razza giudaica sono la bellezza di
quattrocentoquarantasette (447). Su quarantadue (42) giornalisti che
dirigono l'opinione
pubblica, uno solo è russo: Massimo Gorkij!!!
I Commissariati del Popolo sono interamente ebraici:
18 ebrei su 22 al Consiglio dei Commissari del Popolo, 34 su 43 al
Commissariato della Guerra, 45 su 64 all’Interno, 13 su 17 agli
Affari Esteri, 26 su 30
alle Finanze, 18 su 19 alla Giustizia, 4 su 5 all'Igiene, 44 su 53
alla Sanità Pubblica, 6 su 6 all'Assistenza Sociale, 1 su 1 al
Lavoro, 21 su 23 al
Commercio, 45 su 56 all'Economia Generale, 8 su 8 alla Croce Rossa,
21 su 24 ai Commissariati Provinciali, 41 su 42 alla Stampa, 95 su
119 al Comitato
Sovieti Operai e Soldati, 49 su 50 all'Alto Commissariato di Mosca».
Come si vede, siamo davanti ad un regime ebraico, davanti al trionfo
della Sinagoga!
Eppure, di fronte a simile realtà, onesti signori hanno il fegato di
propagare a tutto il mondo la persuasione, come colà essi siano
ognora perseguitati.
Quale commedia! Epperò, quanta ignoranza in quelli che ci credono!
Come mai un'infima minoranza di Giudei, che fino a ieri brulicava
nel pattume del ghetto, fatta segno al disprezzo comune, è riuscita
ad invadere tutte le
vie del potere e ad imporre la sua dittatura alla stragrande
maggioranza di una Nazione quale la Russia?
La cosa si spiega con la potenza dell'oro che gli Ebrei posseggono,
con la corruzione che esercitano, con l'abile propaganda di cui si
valgono, specialmente
a mezzo dei giornali in loro mani, e con una infinità di
associazioni che manovrano a beneplacito, attraverso la «longa
manus» massonica.
Hanno abusato e fatto leva della facile preda delle moltitudini,
paragonabili, purtroppo, a delle mandrie che non sanno dove vanno,
ma ubbidiscono a qualcuno
che le guida e che le spinge.
Adesso, poi, si sono accorti quanto sia giovevole ai loro fini,
avvalersi anche della incoscienza dei giovani, particolarmente degli
studenti.
Tutti ricordiamo come in Ungheria, dopo la guerra mondiale, fu
esattamente l'ebreo Bela Kuhn che vi capeggiò la rivoluzione
comunista, facendovela trionfare
per circa tre mesi. Oggi vediamo ancora, in questa Repubblica
sovietica, quale suo Presidente, un altro ebreo: Mattia Ràkosi, cui
ha fatto seguito l'altro
giudeo Ernoe Geroe, il quale, essendo in quel paese scoppiata una
controrivoluzione, ha sollecitato l'intervento dei carri armati
sovietici che hanno fatto
scempio dei
patrioti Magiari.
E in Baviera, non fu l'ebreo Kurt Eisner che vi diresse ed impose la
rivoluzione?
E non erano pure tutti ebrei Rosa Luxenbourg, Karl Radek, Hodenbcrg,
Liebknecht. ecc..., che in Germania guidarono il movimento
spartachiano?
La rivoluzione comunista spagnuola, tutti ben lo sappiamo, fu
fomentata e sostenuta dalla Russia bolscevica, con alla testa gli
ebrei Moise Rosenberg, Julius
Deutsch, Del Vayo, Neuman, Giuburg, la giudea Nelhen, La Passionaria
(il cui vero nome è Dolores Ibauri), ed ancora Bela Kuhn con tutto
il gran numero degli
ebrei di Spagna — cominciando da Negrin — più feroci di quelli di
Russia ed avidi di massacri e di atrocità.
A ciò è doveroso aggiungere, come furono tutti giudei, i primi
responsabili della sanguinosa comunistizzazione degli Stati
satelliti dell’U.R.S.S. (per la
Cecoslovacchia Slansky-Salzmann, Kosta, Loebel, Karel Schab...; per
l'Ungheria — oltre i nomi surriferiti — Réval, Kahàna Mozes,
Farkas-Wolff Israel, Révész
-Engel...; per la Polonia Zabrovsky, Mine, Jacob Berman, Boleislaw
Beirut..,; per la Romania Georgescu-Lebovic, Anna Pauker-Robinovic,
Max Solomon...; per la
Jugoslavia il maresciallo Tito — il cui vero nome ebreo è Iosif
Walter Weiss —, Moisés Pijade, Renkovich, Ioza Vilfan, Bebler...;
etc. etc.). Per conoscere
meglio: Cfr. l'opera «Le péril judéomaçonnique» di Mons. Jouin, tomo
II, pag. 119.
Se guardiamo la nostra Italia, possiamo bene affermare come, avanti
il fascismo, erano quasi tutti ebrei i capi più in vista del
movimento rivoluzionario
italiano, quali i Modigliani, i Treves, i Della Seta, i Musatti, i
Momigliano, i Pio Donati, ecc.... Ed oggi, a fascismo caduto, non
vediamo già risorgere,
come rappresentante dei comunisti al governo, in qualità di Ministro
dei Lavori Pubblici, un tale Emilio Sereni, che è giudeo?
E il famoso Togliatti, capo del comunismo italiano, non avrebbe, per
caso, pure lui come moglie un'ebrea, cioè la Montagnana, il cui
fratello — Mario
Montagnana — è direttore del giornale comunista di Torino «L'Unità»?
E che dire degli altri ebrei comunisti, come l'operosissimo Umberto
Terracini, che fu già Presidente della Costituente Italiana, Carlo
Levi, Foà e di quelli
che stanno alla direzione o redazione della stampa comunista, come
Longo alle «Vie Nuove» (oggi Capo del Comunismo Italiano); Tedeschi
a «L'Unità» di Milano;
Ferrara, Alatri, Segre a «L'Unità» di Roma; Cohen, Cingoli, Gaeta,
Carpi, Levi al «Paese Sera»; Giuseppe Levi alle «Lotte Sindacali»;
Jacchia alla
«Repubblica», divenuto, in seguito, capo dell'Ufficio Stampa del
P.C.I.? 3
In Francia, è noto, essere l'ebreo Leon Blum il Capo riconosciuto
del movimento rivoluzionario francese, il quale, sebbene si atteggi
a socialista, in
realtà, lo fa per meglio accalappiare più gran numero di creduloni,
che poi, col tempo e con l'abile propaganda, passeranno, nel momento
più propizio, al
comunismo.
Recentemente sono stati eletti in Francia, quali primi Ministri, i
giudei Mendès-France e Debré. La stessa cosa, si può affermare, si
verifica in Inghilterra
dove, a dirigere quello sparuto Partito Comunista, vediamo insediati
gli ebrei Lord Marlev, Ivor Montagu, Hannen Swaffer, Gerald Barry,
Bernhard Baron,
Nathan Birch, Morris Isaac ed Harold Lasky. Durante l'ultima guerra
ed in seguito, per lo meno due Ministri della Guerra inglesi furono
di razza giudaica,
senza dire dell'ebrea Simpson che per poco non divenne Regina in
quel Paese.
E' un fatto certamente impressionante il constatare, come coloro i
quali presiedono alle attività comuniste nei seguenti Stati, siano
tutti indistintamente
figli d'Israele:
Nel Belgio, Charles Balthasar; in Svezia, Ivar Krueger; in
Danimarca, i Prof.ri dell'Università di Copenaghen, Georg Brandes e
Davidson; in Svizzera, Leon
Nicole e l'ebreo russo Dicker; in Austria, Friedrich Adler; in
Grecia, i giornali «Avanti» e «El Tsoweno» sono organi ufficiali
dell'Associazione comunista-
giudaica di Salonicco.
E non abbiamo forse veduto, negli Stati Uniti, quale Presidente
della Federazione Americana del Lavoro, l'ebreo Samuele Gompers,
che, coi correligionari Kahn
e Lion, fu l'organizzatore del socialismo in America?
Si notino inoltre combinazioni: anche il Presidente del Guatemala
comunista, Giacobbe Erbanz,
testé debellato, nonché il capo di quella Polizia, Rosenberg, erano
giudei. Perfino (sembra incredibile) il famoso rivoluzionario di
Cuba, Fidel Castro, che,
con le sue gesta a fondo rosso, preoccupa adesso e America e Europa,
risulta, egli pure, essere un autentico ebreo.
Alle stesse conclusioni si perverrebbe, indagando su molte
personalità italiane, in particolare,
della politica e della cultura.
Ora, giacché quanto detto corrisponde a una tale realtà che nessuna
barba d'uomo potrà mai cancellare, bisognerà pure trarne le dovute
conseguenze. Col
passare degli anni, potranno certamente mutare i nomi degli attori,
ma la musica ebraica, resta, purtroppo, mai sempre invariata, fino
dal tempo del
patriarca Giacobbe.
A questo punto il lettore potrebbe obiettare:
Come si spiega che, mentre da una parte gli Ebrei — la quale cosa
sanno pure i fanciulli — sono le persone più avide della proprietà,
i detentori dell'oro
del mondo, i più veri ed autentici capitalisti, d'altra parte e
contemporaneamente si facciano, ovunque, così strenui propagatori
del comunismo che,
viceversa, abolisce la proprietà privata ed in cui tutto viene
statizzato? E' possibile che costoro si facciano paladini e
difensori della classe operaia e
dei diritti del proletariato, quando essi non sanno, né come è fatto
né dove stia ad abitare il «servile lavoro»? Come si spiega una
contraddizione così
stridente? Quale mistero si nasconde?
Ecco in quale maniera mi permetto spiegare:
Gli Ebrei anelano a che trionfi ovunque la dittatura comunista
perché, in questo modo, tutta la proprietà privata dovrà passare,
senza sforzi, in mano allo
Stato.
Ora, siccome alle leve del comando delle nazioni comuniste vediamo,
infallibilmente, installati, gloriosi e trionfanti, ognora i Giudei
— sebbene a volte
celati dietro terze persone — ecco, che con questo trapasso generale
di proprietà, s'impadroniscono «ipso facto» di tutto l’oro e di
tutti i beni
appartenenti a quelle nazioni. Fanno, d'un colpo, un bottino di
proporzioni così immense e colossali, che uno più spettacolare non
si potrebbe davvero
immaginare.
Esaminiamo adesso, come, col regime comunista, riescano a
narcotizzare e dominare incontrastati.
I popoli, caduti sotto tale dittatura, vengono storditi con gran
fracasso di propaganda, con dottrine che hanno la parvenza di
verità, con paroloni
altisonanti, come: pace, libertà, lavoro, democrazia, progresso,
ecc...; eppoi, canti, balli e cortei; un po' di polvere negli occhi,
col procurare loro un
qualche effimero ed apparente benessere; ecco, allora, questi
popoli, del tutto tacitati, bene addormentati, contenti e...
canzonati.
Al contrario, i veri trionfatori della partita, bene occultati ed in
alto, se la ridono allegramente, mangiano a quattro ganasce,
giubilanti di essere
riusciti, così magistralmente, a menare per il naso
la gran massa dei proletari che, mentre anelavano all'abolizione del
capitalismo e convinti di operare in proprio favore,
senz'accorgersene, si sono invece
adoperati a... diventare lo sgabello dei più autentici e sfrenati
capitalisti.
Questi, in lingua povera, dicono loro: Togliete, rubate il capitale
a chi lo possiede, e consegnatelo a noi, che ce lo godremo
tranquillamente! In quanto a
voi, che ci avete fatto un così grande servizio, sarete compensati
con una scarica di bastonate, però, vi daremo la «convinzione
Gioiosa» di essere voi il
popolo sovrano, con mille piccoli sotterfugi, come: cooperative,
commissioni interne, consigli di fabbrica e di gestione, tribunali
del popolo, ecc...
Eccitati da questa convinzione, ridendo e cantando a squarciagola,
vi piegherete sotto il giogo della più ferrea dittatura di
Stato-padrone, industriale,
commerciante ed agricoltore. Noi godremo la fonte di mai viste
ricchezze, e voi vi degraderete dalla dignità di uomini liberi,
diventando semplici macchine
umane, semplici numeri. L'iniziativa privata verrà completamente
abolita e la vostra personalità sarà distrutta. Voi vi
assoggetterete al lavoro forzato a
vita, né più né meno come bestie da soma o come miserabili schiavi,
sotto la sorveglianza di crudeli poliziotti e di spie che, se non
lavorerete in pieno, vi
accuseranno e castigheranno come colpevoli di sabotaggio del lavoro.
Tutto ciò avverrà in un paese ridotto a somiglianza di una grande
caserma militare, sopra del quale dovrà unicamente risplendere il
sole dell'avvenire
comunista, essendovi ogni altro partito politico totalmente
polverizzato, mentre qualsiasi culto di fede religiosa vi sarà
inesorabilmente bandito, dovendovi
trionfare non altro che il materialismo ateo.
(1) Cfr. «Vieille Francc» n. 169, 22-20 Aprile 1920.
(2) Paris, ed. Perrin, 1937. Cfr. pure Henry Ford, «L'Ebreo
Internazionale».
(3) Giudichi il lettore, quale piega potrebbero assumere le vicende
d'Italia — nell'ipotesi d'una insurrezione comunista — allorché —
come oggi si constata —
(così scrivevo nel 1955 ed in quell'epoca la cosa era esatta)
vediamo presiedere al Comando dell'Arma dei Carabinieri degli
autentici Giudei, quali un Gen.
Sonnino (Vice-Comandante generale) ed un Gen. Levi; quando, a Capo
di Stato Maggiore dell'Esercito, vediamo insediato il Gen. giudeo.
Liuzzi; quando abbiamo
adesso, quasi alto protettore, (?) il nuovo Ambasciatore degli Stati
Uniti nella persona del giudeo David Zellerbach. Certamente, col
passar del tempo i nomi
sono ora cambiati, ma resta sempre a temere, che se più non è pane è
pancotto.
VII
La terza rete: La Stampa
La terza rete, di cui gli Ebrei si servono per formare e dirigere, a
loro talento, l'opinione pubblica mondiale, è la stampa, o, a meglio
dire, i giornali.
Su essi — quale primo obiettivo — con vera avidità si precipitano,
finanziandoli ed impadronendosene ad ogni costo e con ogni mezzo,
sia direttamente che
indirettamente, attraverso interposte persone «strumenti ciechi
d'occhiuta rapina». Costoro, naturalmente, dovranno mantenere al
giornale quel carattere ed
indirizzo che verrà fissato dai loro padroni.
Ciò sarà fatto con infinita prudenza, senza che nulla trapeli
all'esterno. Difatti, se si volesse indagare fino in fondo, chi sono
i veri finanziatori dei
più diffusi giornali, scava scava, si scoprirebbe che, ben nascosto,
vi è immancabilmente l'Ebreo.
L'influenza ebraica non si limita ai giornali di un solo partito, ma
si estende ai giornali d'ogni colore e, particolarmente, ai
cosiddetti «indipendenti»,
sui quali i Giudei, con l'aiuto dei servi massoni, hanno ormai messo
il loro nefasto zampino.
Non a caso abbiamo veduto nel nostro paese — nel tempo pre-fascista
— quale Presidente dell'Associazione della Stampa, il giudeo
Salvatore Barzilai.
Nel Congresso giudaico, tenutosi l'anno 1848 a Cracovia, al quale
concorsero gli Ebrei più ricchi del mondo, fu decretato che il
disperso Israello avesse ad
impadronirsi dei più potenti giornali d'Europa.
«Con questo mezzo — dice lo Statuto che vi si approvò — la stella
ebraica spanderà la luce sopra tutto il globo» 1.
E che ciò sia un fatto compiuto, ne abbiamo conferma da quanto gli
stessi Giudei hanno scritto nel loro libro «I Protocolli dei Savi
Anziani di Sion» al VII
Protocollo2:
«La pubblica opinione viene dovunque preparata da noi per mezzo di
quel massimo dei poteri che è la Stampa, la quale, fatte
insignificanti eccezioni, di cui
non è il caso tener conto, è completamente nelle nostre mani».
E altrove, al Protocollo II:
«Per mezzo della stampa acquistammo influenza pur rimanendo dietro
le quinte, in virtù della stampa accumulammo l'oro» ecc...
Meraviglioso, poi, è il sapere come, a fondare le grandi agenzie
giornalistiche d'informazione quali la «Reuter». la «United Press»,
l'«Havas». la «Stefani»
ecc.... che diramano, come si sa, i comunicati alla stampa
internazionale, altri non furono che notori capitalisti giudei, di
cui pur si conoscono nomi e
cognomi.
«Impadronitevi della stampa ed avrete ogni cosa» gridava il Gran
Maestro della Massoneria francese, l'ebreo Crémieux (presentemente
avrebbe forse aggiunto:
«nonché del cinema e della radiotelevisione»)3.
La cosa, oggi, è divenuta sì evidente, che solo chi vive nei deserti
dell'Africa può non accorgersi di quanto si afferma.
Da siffatta magistrale operazione ne segue:
1) Verrà, come abbiamo già veduto, l'opinione pubblica fabbricata e
diretta dal cervello dei figli di Giacobbe, facendo il bianco e il
nero, il tempo bello
ed il cattivo, a loro beneplacito. Con ciò riusciranno, in maniera
sorprendente, a confonderci le idee in modo tale che, al presente,
può dirsi, siamo tutti
completamente intossicati da concezioni le più false e deleterie.
Dico deleterie, perché, mentre è risaputo che la verità ci fa liberi
e ci eleva, al
contrario la menzogna sempre più ci avvilisce e ci degrada.
2) Essendo ormai i Giudei padroni dispotici della stampa di ogni
partito, e come da loro precisa volontà, ogni giornale dovrà fare,
con tutto l'impegno
possibile, per il partito di cui è esponente, la più strenua e
diuturna lotta nei confronti dei partiti avversari, affinché
trionfino i rispettivi ideali.
Con ciò si vuole, che, fra i «goim», resti più che mai accesa e
sempre ben viva, la tensione degli spiriti e lo stato di discordia.
I Giudei ben conoscono,
quanto sia la discordia l'arma più potente ed efficace per tenere
distratti i popoli e dissolverli, mentre essi, ben compatti ed
uniti, si rendono ognora più
forti onde meglio speculare sul terreno favorevole della miseria
altrui.
3) Nessun giornale potrà, mai più, pronunciare parola alcuna, che
non torni a giovamento degl'interessi d'Israele; ma soprattutto, per
rendere impossibile
che siano sollevate o trattate, in qualche modo, questioni di
argomento antisemitico. Sicché, zitta l'intera stampa sul problema
ebraico, e in conseguenza
zitti tutti!
E noi, giocati in pieno da così raffinata scaltrezza, mentre ci
azzuffiamo come tanti galletti, siamo serviti di barba e parrucca
come altrettante marionette
e burattini, senza che alcuno se ne accorga...
Che magnifico spettacolo!
(1) Cfr. riv. «La Civiltà Cattolica» anno 1890, seri? XIV, v. 8, p.
395.
(2) Libro, questo assolutamente di origine ebraica, sebbene i Giudei
abbiano cercato, in tutti i modi, di contestarlo. Ma la loro
opposizione non merita
alcuna considerazione, perché, si sa, sono menzogneri per natura.
Tanto più, che i Tribunali svizzeri, da cui tentarono di ottenere
sentenza confermante il
loro asserto, siccome caddero in contraddizione, non solo non
diedero ad essi sentenza favorevole, ma li condannarono invece alle
spese del processo. Quello
che soprattutto convince, circa l'autenticità del libro, è il fatto,
che quanto ivi si legge, tutto si è verificato e si verifica, con
precisione, si può
dire, addirittura cronometrica.
(3) Cfr. giorn.le «Il Cittadino» di Genova del 10 Agosto 1907, p. 2,
e. 3a.
VIII
Ottenebramento intellettuale
Oggi gli Ebrei regolano le borse, le banche, gli istituti di
assicurazione, le case editrici, i giornali, i pubblici spettacoli
nonché gli altri strumenti di
diffusione sociale, cui sono da aggiungersi le grandi strade di
comunicazione, per terra, per mare e per aria. Mentre, poi, uno
smisurato numero di beni
immobili delle maggiori metropoli, insieme alle migliori aziende,
sono ormai caduti nelle loro mani, con la possanza dei capitali e
con l'accortezza, tengono
chiusa, come in una rete, tutta la società umana.
Si erge, però, uno scoglio al perfetto svolgimento del loro
programma di azione, e questo è: l'intelligenza dei «goim».
Quei signori ben sanno, quanto sia ad essi necessario impedire, con
ogni mezzo, che il livello intellettuale dei popoli si elevi ad
un'altezza, per dire così
termometrica, alquanto elevata, perché, in questo caso, troppo
facilmente apparirebbe ai loro occhi tutta la nefandezza del loro
modo di agire, per cui ne
seguirebbe. contro di essi, una immediata reazione difensiva.
Quindi ritengono cosa fondamentale, che, per raggiungere
tranquillamente l'obiettivo cui aspirano, sia necessario preparare,
antecedentemente, un terreno ben
disposto e favorevole. Vale a dire: fare in modo di abbassare, per
quanto è possibile, il livello intellettuale dei «goim», in maniera
tale che, offuscandosi
fra essi sempre più la chiarezza dell'intelletto, non si arrivi a
vedere né a distinguere, il loro obliquo modo di operare.
A tale fine diffondono, con sovrumana scaltrezza, in mezzo ai
popoli, quelle cose che maggiormente servono per ottenebrare l'umana
intelligenza.
Ed ecco, per loro merito, il sorprendente sorgere e diffondersi, qui
l'immoralità, a mezzo di pubblicazioni oscene, edite ognora da case
editrici,
controllate da giudei (p. e. in Italia i maggiori scrittori
pornografici erano recentemente gli ebrei Guido da Verona, Umberto
Notari, Mario Mariani,
Pitigrilli, ai quali, al presente, è doveroso aggiungere lo
scrittore Moravia). Là, ci fanno assistere a spettacoli e film
sempre più degradanti (dei quali,
può dirsi, hanno attualmente il monopolio, con l'intera produzione
californiana in loro mani e, forse, anche le principali sale di
proiezione del mondo),
esaltanti la menzogna, il furto, l'assassinio, l'adulterio. Altrove,
li vediamo adoperarsi per incrementare l'alcoolismo, lo smercio
degli stupefacenti,
l'affermazione dello «sport smodato» onde togliere alle masse la
facoltà di ragionare ed abbrutirle (v. «Protocolli» XIII),
l'imbarbarimento dell'arte
pittorica, scultorea, architettonica, musicale e via discorrendo. (I
maggiori corifei della pittura astrattista non sono forse gli ebrei
Picasso, Modigliani,
Calò)?
Inoltre, essi mirano alla distruzione di ogni fede religiosa,
elaborando, senza tregua, una colluvie di teorie materialistiche,
senza contare che ci
straziano con ogni sorta di perfidie, di usure, di frodi e col furto
bancario. Nella già citata rivista «Century Magazine» (n. 3 e 4 del
1928) il nominato
ebreo romeno, Marcus Eli Rayage, non esita ad aggiungere, in altro
punto del suo articolo: «Voi gridate tanto per via dell'indebita
influenza ebraica nei
vostri teatri e nei vostri film. Benissimo. Concesso, i vostri
lamenti sono giusti: ma che può significare questo in confronto con
la strapotente influenza
che noi esercitiamo sulle vostre chiese, sulle vostre scuole, sui
vostri regimi, ed anzi perfino sui minimi rivolgimenti del vostro
mondo intellettuale?...».
Cose tutte, però, che i Giudei riescono a perfettamente realizzare,
solo a condizione di potere usufruire d'una sconfinata libertà,
senza vincolò di alcuna
disciplina.
A tale fine faranno persuasa la gente di corta vista e ne faranno
trionfare il principio, che la disciplina non è altro se non
un'autentica dittatura, mentre
invece la sfrenata libertà, spinta fino alla licenza, vuole essere
espressione dimostrativa del più smagliante ideale del liberalismo,
nonché affermazione di
vera democrazia.
IX
Le lotte religiose e la trappola della democrazia
Per mostrare ora, fino a quale segno la malizia ebraica riesca a
farsi gioco di noi ed a truffarci, col fare credere ciò che non è,
ritengo, innanzi tutto,
di dovere segnalare, come la Sinagoga non sia estranea neppure al
divampare delle lotte religiose, fomentando, con ogni sorta
d'intrighi (nei quali è
artista), il contrasto delle opinioni dottrinali ed il sorgere delle
eresie.
Lo scrittore Bernard Lazare, dice apertamente in un suo libro: «Si
può tessere la storia della penetrazione ebraica nella Chiesa
Cristiana, cominciando
dall’Ebionismo primitivo fino al Protestantesimo».
Lutero, infatti, si schierò per gli Ebrei e fu da questi sostenuto;
ma quando il fuoco dell'eresia fu acceso, essi, facendo macchina
indietro, si ritirarono,
Per tale voltafaccia, lo stesso Lutero li ininvestì con l'opuscolo
«Gli Ebrei e le loro menzogne», qualificandoli addirittura come
«bestie
malvage, allo quali bisognerebbe dar la caccia, come a cani
arrabbiati, che vivono di scelleratezze e di rapine».
Il rabbino Camerini riconosce che la Riforma, tenendo occupati i
Cristiani a lottare fra di loro (precisamente come dal giudaismo era
voluto), segnò una
tregua alle persecuzioni antisemitiche. «In quel tempo — scriveva —
i nostri saggi fratelli non facevano che soffiare sul fuoco della
discordia» aggiungendo
che «quando i cani si mordono fra loro, l'agnello resta salvo»1.
Principio, questo — teniamolo bene a mente — dai Giudei
costantemente applicato a nostro
danno.
Nel 1608, in un opuscolo dal titolo «Lo specchio ebreo del
Calvinismo», si afferma, come nessuna religione quanto il Calvinismo
si avvicini tanto
all'ebraismo, nella soluzione dei problemi religiosi e pratici.
E non si pensi che, allo stesso sorgere del Maomettanesimo, sia
stato estraneo l'intervento della Sinagoga. Maometto, in principio,
fu aiutato da Giudei col
consiglio e con l'oro. Ma, una volta che tale religione si diffuse,
essi trovarono il modo di ritirarsi alla chetichella. Onde il
Profeta fece loro tagliare
la testa.
Fu, in realtà, il fanatismo d'un pugno di Ebrei, fra i più reputati
della città di Medina, che gittò le fondamenta della potenza
politico-religiosa dell’
Islam, decise delle sorti dell'Arabia e, fra torrenti di sangue,
sconvolse il mondo 2.
Il Malo, nella sua «Storia degli Ebrei» (p. 170), racconta che,
secondo testimonianze arabe, gli Ebrei mandarono da principio dodici
dei loro dottori da
Maometto, fra i quali Abdallah Ibn Salam e Mukaïrik, i quali
collaborarono con lui nella compilazione del Corano.
Dopo di che, più facilmente si arguisce, quanto il giudaismo abbia
interesse a che i «goim» lottino fra di loro, e siano, al massimo
grado, divagati da
quelle cose che risultino più distraenti e che maggiormente si
confacciano alla psicologia sia dei grandi che dei piccoli, affinché
nessuno si accorga delle
sue malefatte e possa in pace lavorare al suo fine.
Per la sicura riuscita del gioco, coprirà gli espedienti escogitati,
con motivi apparentemente ragionevoli e come acquisizioni di
progresso.
Tenuto ciò presente, non farà meraviglia se si opina — specie dopo
la grande turlupinatura della Stampa, della quale ci siamo già resi
conto — come, anche
l'istituzione del «Parlamentarismo», nato in Inghilterra, ed il
formarsi dei vari :partiti politici non sia per essere tutta opera
della stessa mano
giudaica, che si serve all'uopo, della potenza del suo oro,
dell'abile propaganda e della servilità della setta massonica.
Ora, essendo pacifico come la natura stessa crei la diversità delle
idee, il giudaismo, volendole controllare, le organizza secondo le
più importanti
correnti che qualifica con adeguato nome: poscia, per diretto o
indiretto, vi si immischia, e v'influisce così, da incanalarle tutte
al suo scopo e
insieme per alterare la concordia.
Se così, dunque, stanno i fatti, chiaro risulta, quanto non sia da
prestare fede ai programmi di qualsivoglia partito, perché vi si
cela la frode, e noi —
aderendo ad essi — si resta lavati nel cervello e minorati
cerebrali.
Io non so, se ai tempi del Re Sole, di Filippo II, di Enrico VIII,
in cui il «parlamentarismo» non esisteva e neppure vi erano le lotte
dei partiti, ma solo
un sovrano, assistito da un «Consiglio della Corona» i popoli
godessero meno pace di oggi. Quando in una famiglia si litiga, non
c'è da aspettarsi alcun
progresso ma la rovina.
Ad ovviare il fatto che un sovrano assoluto, potrebbe, col tempo,
mutarsi in tiranno, penso, sarebbe un modo sano che il Capo dello
Stato venisse eletto,
periodicamente, non da altri che da quei cittadini, i quali abbiano
dimostrato coi fatti, di essere i più benemeriti della Nazione e, in
conseguenza, i più
maturi per discernimento (Grandi Elettori).
Costoro nominerebbero contemporaneamente un «senatoconsulto», il
quale avrebbe il compito di proporre le leggi al Presidente e di
consigliarlo nelle sue
decisioni; ma chi delibera è lui, in quanto godrcbbe il diritto di
approvarle o respingerle, di fare e disfare.
Il suo governo, nondimeno, dovrebb'essere fondato su l'applicazione
della giustizia e, in uno, sul rispetto della libertà e il
mantenimento della disciplina.
Qualora, poi, per abuso di autorità o per altri giustificati motivi,
egli più non rispondesse ai requisiti voluti, i Grandi Elettori
potrebbero, in ogni
momento, sostituirlo.
Tale forma di governo venne, peraltro, già messa ad effetto dalla
Repubblica di Venezia, la quale durò — gloriosa e trionfante — per
dieci secoli ed è,
ancora oggi in vigore, presso la Chiesa Cattolica, per l'elezione
del Sommo Pontefice, nominato da un Collegio di Cardinali.
Ritornando in argomento, mentre, dunque, i partiti si presentano a
noi con programmi nettamente distinti, le Direzioni che vi
presiedono, o sono influenzate
o sono dominate da elementi massonici, che, recitando una perfetta
commedia, non seguono altro che la direttrice della setta, e noi
bene sappiamo a chi è in
mano ed a che cosa miri.
E il buon elettore, che di tutto ciò non sa nulla, montato dai
resoconti dei giornali, discute con serietà a casa, nei ritrovi,
nelle officine, i programmi,
segue con passione le lotte parlamentari, crede che tutti i suoi
rappresentanti stiano lì a vituperarsi e ad accapigliarsi per lui;
crede che i ministeri
cadano per il miglioramento della sua sorte, e si lascia, così,
menare candidamente per il naso dal suo giornale, che è ispirato da
un deputato, il quale
segue il suo capo gruppo, che tratta col ministro e questi obbedisce
al finanziere!
E non è forse, ancora, il giudaismo fuorviato il principale
diffusore del capitalismo mammonico . fra i non ebrei, che avvince,
coloro che ne sono presi, con
tale passione di ammassare danaro, da renderli incapaci di attendere
ad altro che a questo, senza badare che il denaro così ammassato,
finirà certamente in
tasche giudaiche?
I Giudei sanno escogitare anche mille altre diavolerie, come, ad
esempio, i «totocalcio», i «lascia o raddoppia», il dar risalto — a
mezzo della Stampa — a
fattacci di cronaca, a processi, a fantasticherie, ecc., che,
assorbendo fortemente l'attenzione di chi n'è conquiso, producono
l'impossibilità di pensare a
quello che invece sarebbe doveroso pensare.
Un arguissimo scrittore francese, Francis Delaisi, in un suo libro
(sparito dalla circolazione e quindi appena reperibile in qualche
biblioteca...) dal
titolo: «La démocratie et les financiers», ci presenta tali
induzioni che dovrebbero seriamente far riflettere, in quanto,
penso, potrebbero avere una grande
rispondenza con la realtà.
Egli arriva a dire, che la repubblica è uno specchietto per le
allodole e la democrazia una trappola: siamo ingannati! Delaisi
scopre il trucco; mostra con
quali procedimenti ingegnosi il giudaismo sia riuscito a fare della
democrazia il più meraviglioso, il più agile, il più potente
strumento di sfruttamento
delle folle, un facsimile d'una pompa aspirante e premente.
Il suo libro si potrebbe chiamare «Manuale di politica sperimentale
per illuminare i gonzi».
«Dove vanno a finire, egli si domanda, i miliardi delle imposte che
i cittadini pagano allo Stato? Forse vanno a seppellirsi nei tesori
delle banche di
Stato? No certo; essi non fanno che passare dalle tasche dei
contribuenti in altre tasche: quali?». Questo viaggio è assai
interessante a seguire, e chi
vuole seguirlo non ha che a consultare la fonte indicata.
L'autore, dopo avere descritto quanto viene assorbito dalla barca
della pubblica amministrazione, conclude col dire, che i tre quarti
delle imposte pagate
dai contribuenti, costituiscono il tributo pagato dai cittadini ai
pescicani del passato e del presente, con i quali abbiamo già avuto
il piacere di fare la
conoscenza. Perfino le beneficenze che, in occasioni di disastri, i
cittadini offrono allo Stato, finiscono, quasi tutte, ad impinguare
i Giudei e i
rispettivi complici.
Chi, dunque, difenderà i cittadini da questa immane, perpetua truffa
democratica, ordita dall'alta finanza ebraica, che ha in mano tutte
le banche, tutti i
governi parlamentari e quasi tutti i giornali del mondo? Nessuno!
Chi illumina il popolo sulla realtà che si cela dietro il sipario
parlamentare? Nessuno!
Per rompere questa cerchia d'interessi, da cui le nazioni si trovano
serrate ed oppresse, non ci sarebbe che la coscienza popolare, la
cosiddetta opinione
pubblica; ma questa è creata dalla Stampa, e la Stampa è in mano...
ai Giudei.
Stiamo perciò molto cauti a non farci ulteriormente ingannare
dall'allettante espressione «democrazia» perché vi si cela la più
autentica e grandiosa truffa.
Il giudaismo riesce a crearle speculando sul patriottismo dei
«goim». attraverso cosiddette «costituzioni», col fascino di parole
sonore, come libertà,
indipendenza, unità nazionale, progresso, ecc... In effetti, tali
democrazie equivalgono a «Stati ebraici-massonici», sui quali si
vede spesso brillare la
stella a cinque punte, vale a dire il pentalfa massonico.
(1) V. Sepher Qore La-doroth, cap. 8 e Polemik ecc., p. 62, ediz.
Paderton, 1883.
(2) Cfr. Panonzi, op. cit., pp. 44-45.
X
Il governo del mondo e le crisi economiche
Nel modo stesso che il burattinaio muove dall'alto i burattini di
cartapesta, gli Ebrei muovono i popoli del mondo, abusando della
nostra credulità e
dell'indiscutibile loro superiorità, che si concretizza nella
potenza dell'oro che hanno, in una maggiore malizia e nella propria
compattezza.
Mentre, dunque, le nazioni sono arciconvinte di agire — alias di
scannarsi e di morire — per un ideale di giustizia e per
salvaguardare il proprio interesse,
non s'accorgono, invece, che fanno soltanto il proprio danno,
facendo in realtà il gioco dell'ebraismo. Il che avviene, in quanto
non arrivano ad elevarsi ad
una sfera più alta d'intelligenza, essendo da esso inconsapevolmente
manovrate.
Oh, con quanta chiaroveggenza parlò Beniamino Franklin agli
Americani alla Convenzione Costituzionale di Boston del 1789!
«Se gli Ebrei — egli disse — non sono esclusi dagli Stati Uniti per
costituzione, fra meno di cento anni essi ci governeranno e ci
distruggeranno, e
muteranno la nostra forma di governo per la quale noi Americani
abbiamo sparso il sangue e sacrificato la nostra vita. Io vi
avverto, signori: se voi non
eliminate gli Ebrei per sempre, i vostri figli e i figli dei vostri
figli vi malediranno nelle vostre tombe. Le idee degli Ebrei non
sono quelle degli
Americani quand'anche essi abbiano vissuto fra noi per dieci
generazioni».
Perché dunque il Popolo americano non comincia finalmente a
riflettere, ma con molta ponderazione, al significato racchiuso in
così gravi e profetiche
parole, pronunziate da uno dei più grandi loro concittadini, che,
dopo aver strappato al cielo le folgori e lo scettro ai tiranni,
vuole, ancora al presente,
giovarli, col fare balenare di nuovo, davanti ai loro sguardi, un
monito, del quale non fu tenuto il debito conto, ma che ora si sta
pienamente avverando?
Badino gli Americani che — immediatamente appresso alla Russia — la
nazione più fortemente predominata dai Giudei è oggi precisamente
l'America!
Basterà fare un'indagine in proposito, cominciando dall'ex
Generalissimo degli Stati Uniti, David Eisenhower, divenuto in
seguito Presidente della
Federazione1; il Commissario per la bomba atomica, Bernardo Baruch;
il Delegato presso l'O.N.U., Beniamino Cohen; il Ministro per la
Difesa, Marshall; il
Segretario alla Guerra, Pace; il Capo di Stato Maggiore Generale
delle Forze Armate americane, gcn. Nathan Twining, ecc.
Pertanto, se le cose stanno in tali termini, i figli d'America già
dovrebbero cominciare a sentirne il peso, senza contare il fosco
avvenire che gli Ebrei
stanno loro preparando. (V. Corea, Cuba. Vietnam, ecc...).
Ha dell'incredibile il pensare, come gli Stati Uniti siano sorti
sotto l'egida della Massoneria. Il suo stemma l'attesta: l'aquila
che vi campeggia è
l'aquila degli stendardi delle tribù di Israele: Le 13 stelle e i
rami d'olivo nei suoi artigli sono simboli d'Israele. Washington e
de Lafayette erano degli
illustri massoni, cioè: strumenti ciechi dei Giudei. Le due prime
nazioni che hanno riconosciuto lo Stato d'Israele sono state Russia
e Stati Uniti.
Giacché, dunque, l'esito degli avvenimenti ci mostra, fino
all'evidenza, la veridicità di ciò che si afferma, sarà forza
convenire quanto esatte erano le
parole del già citato Lord Disraeli, allorché ci avvertiva che il
mondo moderno è governato da personaggi, ben diversi che non si
figurino coloro, i quali
non vedono ciò che accade nel retroscena.
Quindi, altro che Stalin, Churchill e Roosevelt!
Quelli che dirigono le nazioni sono ben altri!
Questi personaggi, pure agendo in buona, fede, sono strumenti
perfettamente manovrati dalla scaltrezza ebraica. Esiste, senza
dubbio, in qualche luogo del
mondo, un governo centrale ebraico, ben costituito e ben
determinato, che ogni cosa muove e tutto al suo fine dirige. Gli
Ebrei chiamano il proprio governo
centrale col nome di «Kahal», mentre i governi regionali o locali
delle comunità israelitiche — i quali dal suddetto dipendono — sono,
dagli stessi Giudei,
nominati «Kehillah».
La Repubblica Universale, voluta da costoro, ossia il Comunismo in
tutto il mondo sotto la loro direzione, sarà cosa ben matura per la
sua realizzazione,
solamente quando i popoli avranno raggiunto l'ultimo stadio della
disperazione e della fame. Poiché, è un fatto ben chiaro che,
qualora i popoli stessero
bene, a tale obiettivo essi non potrebbero giammai pervenire.
Pertanto, è supremo interesse dell'ebraismo creare nel mondo il
massimo disagio possibile.
Ecco, infatti, quanto si legge nei già citati «Protocolli dei Savi
Anziani di Sion», Prot. III:
«Noi creeremo una crisi economica universale con tutti i mezzi
possibili (occhio alla Massoneria!), e con l'aiuto dell'oro che è
nelle nostre mani. All'ora
stabilita noi scateneremo la rivoluzione che, distruggendo tutte le
classi della cristianità, asservirà definitivamente i popoli
cristiani».
Parole, queste, che andrebbero attaccate in un manifesto per tutte
le città del mondo. Dopo di che, con intrepida faccia di bronzo,
fanno attribuire il
disagio che ci assilla, proprio a quelle persone che maggiormente si
adoprano per arginarlo, e la moltitudine dei grulli, abituata a bere
le scemenze quanto
più sono incredibili, immediatamente crede a simili balordaggini;
per cui nascono altre battaglie, altre discordie e di conseguenza,
sempre maggiori disagi.
Fermi, pertanto, in questo bel programma, conquistato il mondo tra
gli imperi abbattuti, riprenderanno la Terra Santa, trionfatori,
carichi delle ricchezze
prese ai vinti infedeli.
(1) Considero ebreo questo personaggio, in Quanto la stampa
democratica americana, nell'ultima competizione elettorale, per tale
l'ha qualificato. Altre
fonti lo confermano. Egli è stato battezzato il 1° febbraio 1953,
appena eletto Presidente, come riferiscono il giornale «II
Messaggero)! di Roma, in data 2
febbraio 1953 (1a p., 9a c.) ed altri quotidiani della stessa data.
XI
Responsabilità totale del giudaismo
Pare di sognare!
Intanto noi, di tutto questo non abbiamo la benché minima coscienza
e non ci badiamo affatto; ci sollazziamo con chiacchiere e partiti,
ci scanniamo, moriamo
di fame, corriamo di qua e di là come tanti pupazzi, senza riuscire
a comprendere quello che si dovrebbe comprendere. Abbiamo gli occhi
e non vediamo; non
vediamo come la potenza ebraica vada ormai stringendoci dentro una
ferrea morsa per stritolarci.
Ecco l'America — scrivevo nel 1944 — dominata largamente dagli Ebrei
per mezzo della Massoneria ivi imperante, alla quale possiamo
aggiungere ancora l'Impero
Inglese, il cui governo è, da gran tempo e nella sua totalità, alla
dipendenza diretta del dispotismo massonico, che marciano, dietro
ordine ebraico, con
possenti eserciti che si potrebbero chiamare israeliti,
dall'occidente.
Ecco dall'oriente la Russia bolscevica, egualmente comandata dai
Giudei che, con spaventevoli forze e con colpi ancor più
formidabili, sta per soffocarci,
poiché si trova alle porte di Vienna e di Berlino.
Un altro po' di tempo e la morsa sarà bell'e chiusa; tutto il mondo
cadrà prostrato in ginocchio davanti alla dominazione giudaica. A
tanto siamo giunti,
perché gli Ebrei trovano inammissibile, che una sola nazione —
intendo dire la Germania — abbia potuto arrivare a comprendere —
data la sua maturità
culturale — l'entità del pericolo ebraico ed ardisca, non solo
contestare il passo al loro dispotismo ma giunga perfino ad
apertamente combatterli.
Trovano inammissibile, che un'altra nazione — il Giappone — non si
periti di proclamare il principio «L'Asia agli asiatici» e non
soggiaccia anche questa
all'influenza dei Giudei.
Alla scaltrezza ebraica non mancherà di trovare i motivi e la forza
per scatenare contro questi Stati tutto il mondo già asservito alla
sua infernale
potenza, sino al conseguimento dell'intera loro sottomissione, senza
badare, anzi rallegrandosi se, per tal fine, dovranno morire 46
milioni di uomini.
Poca gloria, miei signori, mille che non capiscono contro uno che
capisce!
Pertanto, intera cade sopra i Giudei la responsabilità della
presente universale tragedia, sopra questo popolo di dura cervice,
adoratori, più che del vero
Dio, del vitello d'oro, cui Mosè già ruppe in testa le tavole della
Legge. Essi, infatti, uccisero i Profeti — che li tacciavano di
deviazione — e
il Cristo, il Quale, però, così li bollò:
«Figli dell'inferno... sepolcri imbiancati... serpenti, razza di
vipere... (Matt. XXIII, 15, 27, 33). Voi avete per padre il
diavolo... che fu omicida fin da
principio e padre della menzogna... (Giovanni VIII, 44) ...pieni di
rapina e d'iniquità (Luca XI, 39)».
Queste parole, sebbene rivolte direttamente ai dirigenti d'Israele,
riguardano anche i successori di tale genìa, e, nessuno vorrà
sostenere che costoro, ai
tempi d'oggi, abbiano cessato di esistere.
Bene, dunque, le parole di Cristo dovrebbero servirci di ammonimento
e norma circa la nostra linea di condotta.
Se la regola di vincere il male con il bene è assolutamente doverosa
verso chiunque, nei confronti dei Giudei sembra subisca piuttosto
eccezione, dal momento
che il Divino Maestro usò verso di loro parole così forti. Egli che
con tutti aveva parole di bontà e di perdono.
Aggiungerò l'altro imperativo di Cristo «...non buttate le vostre
perle davanti ai porci, che non le pestino co' loro piedi e si
rivoltino a sbranarvi»
(Matt. VIII, 6), che rivela l'amarezza del Suo Cuore nel vedere
contraccambiati con la più nera ingratitudine i Suoi benefici.
Riguardo alla suddetta responsabilità sarà doveroso distinguere i
Giudei in due nette classi: da una parte gli alti loro dirigenti,
che, quali tramatori ed
organizzatori di efferate scelleratezze, hanno piena coscienza di
quanto viene da sé stessi operato; dall'altra, tutta la classe del
loro popolo.
Questo, sebbene sia più o meno all'oscuro delle losche manovre
ordite dai loro maggiorenti, tuttavia ad essi obbedisce, perché sa,
molto bene, quanto
s'adoperino per la maggior gloria d'Israele.
Ma, anche volendo ammettere che, questa seconda classe, non conosca,
in modo assoluto, nulla di nulla del fosco operare su vasta scala
dei suoi capi, ciò
nondimeno, riesce ugualmente, per i poveri «goim», di esiziale
nocumento. Infatti, le comunità giudaiche, fra noi conviventi, ci
sono, senza dubbio, sorgente
e causa di un infinito numero di guai, perché, sia per la loro
straordinaria abilità, sia per il poco o nessuno scrupolo nella
trattazione degli affari, sia
per l'aiuto reciproco che fra loro si danno, il fatto è — ed i fatti
sono quelli che, soprattutto, hanno eloquenza — che si vedono, a
poco a poco, emergere
sopra le altre genti, fino al totale assorbimento di quelle nazioni
e popoli, che avevano creduto cosa di poco momento offrire ad essi
una generosa
ospitalità e cittadinanza.
Si noti, che già ventisei secoli addietro, Geremia profeta, parlando
degli Ebrei, poteva affermare: «Dal più piccolo fino al più grande
tutti sono dati
all'avarizia, e dal profeta fino al sacerdote, tutti commettono
frodi» (Ger., 6,13; 8,10).
Badiamo, quindi, di non ingannarci col pensare erratamente che oggi
costoro siano per essere qualche cosa di meglio dei loro antenati.
A questa generale condanna fa, naturalmente, eccezione qualche raro
e vero Israelita in cui non c'è frode, timorato di Dio, che non
sacrifica la sua
coscienza al vitello d'oro.
Con molta esattezza, dunque, «il serpente simbolico degli Ebrei»
(cioè l'astuzia), che deve divorare le nazioni attraverso le quali
s'infiltra, prefigura:
nella sua testa i maggiori esponenti dell'ebraismo, e nel suo corpo
l'intera massa del suo popolo.
E pensare che tale popolo — dotato di facoltà sì eccezionali — se
abbracciasse il cristianesimo, potrebbe davvero essere la guida del
mondo! Se l'ingegno che
pone per la causa del male l'impiegasse per quella del bene, quale
immenso benessere potrebbe produrre all'umanità! Ma oggi sono guide
cieche di altri ciechi
e cadranno insieme nella fossa.
XII
Gravi documenti
Quanto urga la necessità di stare in guardia dalla perfidia ebraica,
bene ce lo comprova il seguente delittuoso documento, che non si
peritò di pubblicare la
rivista israelita «Revue des études Juives».
E' la lettera programmatica di risposta, scritta, il 21 Novembre
1489, dal Principe degli Ebrei, residente a Costantinopoli, al
rabbino di Arles, allorché
costui gli chiedeva istruzioni sul da farsi, in merito alla
espulsione degli Ebrei dalla Provenza, decretata da Luigi XII.
L'autenticità del presente documento è dimostrata dall'abate
Chaubauty, nella sua opera «Les Juifs nos maîtres», con argomenti
così potenti da fare crollare
ogni specie di dubbio o sofisma che, in proposito, si possa mettere
in campo. E' del seguente tenore:
«A quel che voi dite, il Re di Francia vi obbligherebbe a farvi
cristiani: fatelo; ma che la Legge di Mosè sia conservata nei vostri
cuori.
«L'assimilazione non fa paura, scriveva il «Bauembündler», un ebreo,
pur battezzato, non cessa mai dall'essere Ebreo.
La Francia è già nelle nostre mani, ora è la volta dell’Austria.
«A quel che voi dite, vi si vorrebbe spogliare dei vostri beni: fate
i vostri figli mercanti, acciocché a poco a poco, essi spoglino i
cristiani dei loro.
«A quel che voi dite, si attenterebbe alle vostre vite: fate i
vostri figli medici e farmacisti, acciò ch'essi tolgano ai cristiani
le loro vite.
«A quel che voi dite, essi distruggerebbero le vostre Sinagoghe:
fate i vostri figli canonici e chierici, acciò che essi distruggano
le loro chiese.
«A quel che voi dite, vi farebbero molt'altre vessazioni: fate in
modo che i vostri figli siano avvocati, notai, e che essi sempre si
immischino negli affari
di Stato, acciocché, mettendo i cristiani sotto il vostro giogo, voi
dominiate il mondo e possiate vendicarvi di loro.
«Non vi scostate da quest'ordine che vi diamo, perché vedrete con
l'esperienza, che di abbassati che siete voi, arriverete al fastigio
della potenza».
Il 21 Kisleu 1489
V.S.S.V.F.F.
Si legge in un libro di A. Romanini, che sviscera a fondo la
questione ebraica, il seguente testo:
«Non è esagerata l'affermazione di Joe Chamberlain e di altri, che
Ebrei, sedicenti convertiti, riescano a raggiungere alte cariche
nell'Anglicanesimo, nel
Protestantesimo, nell'Ortodossia e perfino (?) nelle alte cariche
ecclesiastiche Cattoliche. E' accertato che i più grandi inquisitori
di Spagna furono di
origine ebraica».
In merito alle conversioni giudaiche sarà bene non dimenticare, che
la circospezione non è mai troppa. Tanto più che nel Talmud
espressamente si comanda:
«Fingetevi al bisogno anche cristiani per meglio trappolarli»1 e lo
storico ebreo Cecil Roth, nella sua opera «Storia del Popolo
Ebraico»
(p. 229) non esita ad affermare: «Naturalmente, nella maggior parte
dei casi, le conversioni erano finte». (Se tali furono, perché
tuttora non sono?).
Quanto, poi, i surriferiti ordini — specie quello di togliere la
vita ai Cristiani servendosi della medicina — siano stati
prontamente eseguiti, facilmente
si argomenta dai seguenti fatti: Secondo narra l'Echio, al Capo 13
del suo libro «Contro gli ebrei», l'ebreo Giovanni Pfeffercorn di
Colonia, condannato a
morte per i suoi orrendi delitti, sul punto di morire — in Hall di
Sassonia nel 1514 — confessò spontaneamente che «sotto il titolo di
medicina, esercitando
quell'arte, egli stesso aveva uccisi col veleno otto cristiani».
Dagli Atti della Vita del B. Bernardino da Feltre (N. 266 degli
Atti, presso i Bollandisti), il quale in tutta la sua esistenza
predicò contro il pericolo
giudaico, si rileva come, predicando egli in Siena nel 1489, narrò
dal pulpito che: Un Senese gli aveva narrato che un medico ebreo,
morendo in Avignone, gli
aveva detto di morire contento perché, ordinando false medicine,
aveva ucciso molte migliaia di cristiani: «Praescriptis dolosis
pharmacis occidit multa
milia christianorum». Vi furono molti che volevano morire piuttosto
che pigliare da lui medicina. E guarirono per grazia di Dio.
Del succitato documento desidero inoltre sottolineare, con quale
incredibile disinvoltura gli stessi Giudei ci confessano, come, fino
dall'anno 1489, la
Francia fosse già caduta nelle loro mani e, intorno a quell'epoca,
si stessero divorando l'Austria.
Siccome la cosa, in effetti, si è più che verificata, credo doveroso
richiamare l'attenzione come, in prosieguo di tempo ed esattamente
nella seconda metà
del 1700, ancora l'Inghilterra, la Germania ed altre nazioni
d'Europa caddero, con l'ausilio della setta massonica e di altre
sette segrete, fra gli artigli
di quei signori.
La stessa sorte ebbe a subire l'Italia, ma solo al tempo del
Risorgimento. L'ultima delle grandi potenze europee costretta ad
inginocchiarsi davanti al
prepotere giudaico fu la Russia degli Zar nel 1917.
E adesso, per essere in ogni punto prevenuti, ritengo doveroso
riportare il testo integrale di un discorso-programma, d'eccezionale
importanza, tenuto a
Praga, nel 1880, dal rabbino Reichhorn, nel grande raduno dei
rabbini che essi chiamano il «Kaleb», e che solennizzano ogni cento
anni. Ci mostrerà la grande
analogia esistente tra il suo contenuto ed i «Protocolli dei Savi
Anziani di Sion», che, come avanti fu detto, i Giudei tentarono in
ogni modo di rinnegare.
A Sir John Radcliff, che lo pubblicò sul «Le Contemporain», il 1°
luglio 1886. per avere fatto ciò, ebbe a costargli la vita. Tale
discorso fu ripetuto nella
sinagoga di Simscrol da un rabbino, che per questo ebbe un processo:
esso inoltre perfettamente concorda con quello tenuto a Lemberg, in
occasione del
congresso della gioventù ebraica, pubblicato dal giornale
«Bauernbündler» di Vienna (n. 133, del 1° Nov. 1912).
Eccolo:
Sono diciotto secoli che i nostri sapienti lottano coraggiosamente,
con una perseveranza che nulla può frangere, contro la Croce, che ci
ha rapito la potenza
promessa ad Abramo.
Diciotto secoli appartennero ai nostri nemici; il secolo presente e
i secoli da venire debbono essere nostri.
E' questa la decima volta che, lungo mille anni di lotta atroce ed
incessante coi nostri nemici, si riuniscono in questo cimitero e
presso la tomba del
nostro gran maestro, santo rabbino Simeon Ben Jhuda, gli eletti di
ogni generazione del popolo di Israele, per concertarsi sui mezzi di
trar vantaggio, per
la causa nostra, dai grandi sbagli e dai grandi falli che non
cessano di commettere i nostri nemici, i cristiani.
Ogni volta il nuovo Sinedrio ha proclamato e predicato la lotta
senza tregua contro questi nemici.
Allorché saremo resi unici possessori di tutto l'oro della Terra, la
vera potenza passerà nelle mani nostre, ed allora si compiranno le
promesse fatte ad
Abramo.
L'agricoltura sarà sempre la ricchezza di ogni paese. Il possesso
delle grandi proprietà terriere apporterà sempre in ogni epoca
grandi onori e grande
influenza ai loro titolari.
Conviene quindi predisporre le cose in modo che i nostri fratelli in
Israele possano fare importanti acquisti terrieri. E’ pertanto
essenziale privare l’
aristocrazia delle sue terre, a qualunque costo. L'aristocrazia, in
quanto proprietario di terreni, costituisce sempre un pericolo per
noi, poiché le sue
rendite le assicurano l'indipendenza.
Per raggiungere lo scopo, il modo migliore è quello di far aumentare
le tasse e le imposte, provocare crisi di sovrapproduzione e tutti
quegli altri mezzi
che servono a mandare i prezzi dei terreni al livello più basso
possibile.
Gli aristocratici dei gentili («goim»), i quali, date le loro
abitudini ereditarie, sono incapaci di accontentarsi di poco,
andranno presto in rovina2.
La Chiesa Cristiana, essendo uno dei nostri più pericolosi nemici,
noi dobbiamo lavorare con perseveranza a diminuire l'influenza sua.
Conviene, dunque,
imprimere nell'intelligenza di coloro che professano la religione
cristiana le idee di libero pensiero, di scetticismo, di scisma e
provocare dispute
religiose cosi naturalmente feconde, di divisioni e di sette nel
Cristianesimo.
Logicamente, conviene cominciare col disprezzare i ministri di
quella religione, dichiarando loro guerra aperta, provocando
sospetti sulla loro devozione,
sulla loro condotta privata; col ridicolo e con la satira si
distruggerà quel rispetto che va congiunto con lo stato e l'abito
loro.
Ogni guerra, ogni rivoluzione, ogni scotimento politico-religioso
avvicina il momento in cui raggiungeremo lo scopo al quale tendiamo.
Tutti gli impieghi
pubblici devono essere accessibili agli Israeliti, ed una volta che
noi siamo diventati i titolari, noi sapremo, con l'ossequiosità e
con la perspicacia che
sono nostre doti, penetrare fino alle prime sorgenti della vera
influenza e del vero potere. Ben inteso che qui solo si tratta di
quegli impieghi ai quali
vanno congiunti onori, potenza e privilegi; giacché, quanto a quelli
che esigono sapere, fatiche e pene, possono e debbono esser lasciati
ai Cristiani.
La magistratura è per noi un'istituzione di primaria importanza. La
carriera dei tribunali e quella che meglio svolge la civiltà e ci
mette a parte più
facilmente degli affari dei nostri nemici naturali, ed è per mezzo
di essa che noi possiamo ridurli in nostro potere.
Il popolo d'Israele deve dirigere la sua ambizione verso quell'alto
grado di sapere, dal quale sgorgano le considerazioni e gli onori, e
uno dei mezzi più
sicuri per giungervi è quello di avere in pugno tutte le operazioni
industriali, finanziarie e commerciali. Nella scelta di queste
speculazioni si userà
grande prudenza e tatto, cose queste che sono la proprietà della
nostra attitudine atavica negli affari.
Tutti i rami della scienza, dell'arte, delle belle lettere, ecc...
dovranno essere un vasto campo in cui i successi mostreranno la
nostra attitudine. Quanto
alle scienze, medicina e filosofia, debbono far parte ugualmente del
nostro dominio intellettuale.
Un medico è iniziato ai più intimi segreti della famiglia ed ha,
come tale, fra le mani la salute e la vita dei nostri mortali
nemici, i Cristiani.
Noi dobbiamo incoraggiare le unioni matrimoniali fra Israeliti e
Cristiani che possiedono ascendenza e potere. Per tal modo otterremo
influenza sopra quanto
ci circonda e ci renderemo arbitri dei loro destini.
Se l'oro è la prima potenza di questo mondo, la seconda è senza
dubbio la stampa. Ma che cosa può la seconda senza la prima?
Siccome noi non possiamo ottenere quanto dicemmo di sopra, senza il
soccorso della stampa, conviene che i nostri presiedano alla
direzione di tutti i
giornali quotidiani in tutti i paesi.
Il possedere l’oro e i giornali ci renderanno gli arbitri
dell'opinione pubblica e ci daranno l’impero delle masse.
Così, camminando grado a grado in questa via, con la perseveranza
che è la nostra grande virtù, noi respingeremo i cristiani e
renderemo nulla la loro
influenza.
Noi detteremo al mondo ciò che deve credere, ciò che deve onorare e
ciò che deve maledire.
Forse alcune individualità si leveranno contro di noi, ma le masse,
docili ed ignoranti ascolteranno noi e prenderanno le nostre parti.
Una volta che saremo
padroni assoluti della Stampa, noi potremo mutare le idee che
corrono circa l’onore, la virtù, la rettitudine del carattere,
portando il primo colpo a quella
istituzione tenuta fin qui sacrosanta: la famiglia, e ne compiremo
la distruzione. Noi potremo estirpare le credenze e la fede per
tutto ciò che i nemici
nostri, i Cristiani hanno fino a questo momento venerato; facendoci
un'arma della forza delle passioni, noi dichiareremo guerra aperta a
quanto quelli
rispettano e venerano. Che tutto ciò sia ben compreso, notato, e che
tutti i figlioli d'Israele, ben si compenetrino di questi veri
princìpi. Allora la
potenza nostra crescerà come un albero gigantesco, i cui rami
porteranno quei frutti che si chiamano godimento, ricchezza, potere,
in compenso di quella
inferiore condizione che, per secoli, fu l'eredità del popolo
d'Israele.
Il nostro interesse richiede che noi almeno simuliamo zelo per le
questioni sociali che corrono,
quelle soprattutto che riguardano il miglioramento della sorte dei
lavoratori! ma in realtà gli sforzi nostri debbono tendere a
renderci padroni di quel
movimento dell'opinione pubblica e a dirigerlo. La cecità delle
masse, la disposizione loro a darsi in balìa dell’eloquenza, tanto
vuota quanto sonora, che
risuona nei trivii, ne fanno una preda facile ed è per noi un doppio
istrumento di popolarità e di credito.
Noi troveremo senza difficoltà fra i nostri, l'espressione dei
sentimenti fittizi e tanta eloquenza quanta ne trovano i Cristiani
sinceri nel loro
entusiasmo.
Conviene, per quanto è possibile, occuparci del proletariato e
sottometterlo a quelli che maneggiano il danaro.
Con questo mezzo noi solleveremo le masse a nostro piacere. Noi le
spingeremo agli sconvolgimenti, alle rivoluzioni, ed ognuna di
queste catastrofi farà
avanzare di un gran passo i nostri scopi e ci ravvicinerà all'unico
nostro fine, quello cioè di regnare sulla terra, come ci era stato
promesso dal nostro
padre Abramo».
Roba — come si vede — degna d'associazione a delinquere; altro che
«nostro padre Abramo»!
Non per nulla San Giovanni Crisostomo, nel suo «Sermone contro gli
Ebrei», afferma, esplicitamente: «La Sinagoga è un luogo di convegno
per dei criminali».
(1) Jore dea, 2 Hagah.
(2) Chi ha acume d'intelletto già intravede i veri fini che
nascondono certe leggi di riforma agraria. Non si mira al palliativo
della sorte dei contadini,
bensì all'annientamento di chi possiede le terre.
(3) Dopo tale fiore di dottrina, mi sembrerebbe doveroso fare un po'
di statistica, per renderci conto a quanti mmontino gli Ebrei che,
ai dì nostri,
esercitano l'arte medica, specie negli ospedali, cominciando dal
Presidente degli Ospedali Riuniti di Roma, il medico giudeo D.
Tedeschi. Forse ne potrebbe
venire fuori una sorpresa.
XIII
Sotto il giogo d'Israele
Abbiamo avuto uno scrittore giudeo, G. Dalma, il quale ha avuto
l'impudenza di stampare in un suo libro, dal titolo «La verità sugli
Ebrei», che i Giudei
sarebbero alla direzione dei movimenti operai, con lo scopo
umanitario di emanciparli dalla condizione disagiata in cui si
trovano, quasi paragonandosi
all'opera di Redenzione operata da Gesù Cristo.
Ma se sono saturi di odio contro tutti coloro che non sono della
loro stirpe, come trabocca dagli nsegnamenti del «Talmud»!
Ci dica questo signore, come concilia la sua affermazione con i
seguenti insegnamenti talmudici:
«Se un ebreo vede un goi presso a morire, lo uccida. Se un goi si
trova presso un pozzo, gittavelo dentro» 1.
«Ordiniamo che ogni giudeo maledica tre volte al giorno il popolo
cristiano». «Non facciano né bene né male ai pagani, ma procurino,
con ogni mezzo, di
togliere dal mondo i cristiani»2.
Ci fanno inoltre sapere in che modo abbiamo da essere tolti da
mondo, con le parole: «cristiani hanno da essere scannati come le
bestie»3. Per salvarci dalle
mani dei Giudei non basta essere persona innocua, dabbene, benefica;
perché l'Abhoda-Zarah dichiara che «il migliore fra i "goim" merita
la morte»4.
Si legge, in un volume del Dr. Rohling, «Exposé du Talmud», questo
grave tratto talmudico:
« Il Messia renderà ai Giudei l’autorità suprema. Tutti i popoli li
serviranno, e tutti i regni saranno a loro soggetti. Allora ogni
giudeo avrà 2.800
schiavi. Tutti i popoli accetteranno la fede giudaica. I soli
cristiani non avranno parte a questa grazia; ma saranno tutti
sterminati».
Il nominato autore, nel riportare il passo citato, si esibisce di
pagare una grossa somma a chiunque potesse provare, che una sola
parola del testo
surriferito non corrisponda a quello originale.
Udite cosa afferma il Buxtorf (senior) ch'è il più grande studioso
del rabbinismo — nel suo lavoro «Synagoga Judaica» (Basilea, 1603,
p. 24): «Abbattere la
religione Cristiana è l'unico fine dì tutte le azioni e di tutte le
preghiere d'Israele».
Sino dal tempo del Rinascimento, il Vescovo Simone Maiolo, nel suo
famoso libro «De perfidia Judaeorum» definiva i
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