|
STORIA E
BATTAGLIE
Le origini della 2.a guerra mondiale
- Una differente prospettiva
Le testimonianze di quattro importanti diplomatici, vicini ad eventi
cruciali:
1. Joseph P. Kennedy, Ambasciatore Usa in Gran Bretagna durante gli
anni immediatamente precedenti la 2.a guerra
mondiale, fu il capostipite della famosa dinastia americana dei
Kennedy. James Forrestal, primo Segretario Usa alla Difesa
(1947-1949), riferisce che Kennedy disse: "Chamberlain (primo
ministro inglese) dichiaro' che i Giudei americani e del mondo
avevano forzato l'Inghilterra alla guerra". ("The Forrestal Diaries
(I Diari di Forrestal)", ed. Millis, Cassell 1952, pag. 129).
2. Il conte Jerzy Potocki, Ambasciatore polacco a Washington, invio'
un rapporto al ministero degli esteri polacco nel gennaio 1939,
autenticato dal prestigioso storico militare inglese e maggior
generale JFC Fuller. A proposito della pubblica opinione in America
l'ambasciatore riferisce: "Prima di tutto la propaganda qui e'
interamente in mani ebree. Tenendo a mente la ignoranza del
pubblico, la propaganda giudea e' così efficace, che la gente non ha
alcuna reale conoscenza del vero stato della situazione politica in
Europa. E' interessante osservare che, in questa campagna
propagandistica elaborata con grande cura, del tutto nessun
riferimento viene fatto alla Russia sovietica. Se la Russia viene
menzionata, il riferimento avviene in una maniera amichevole e la
gente riceve l'impressione che la Russia sovietica appartenga al
gruppo delle nazioni democratiche. I Giudei sono stati capaci non
solo di impiantare nel Nuovo Mondo un centro pericoloso di
disseminazione di odio e di inimicizia, ma hanno anche avuto
successo nel dividere il mondo in due campi avversi ed inclini alla
guerra. Al Presidente Roosevelt e'stato conferito il potere.. di
creare enormi riserve di armamenti per una guerra futura, verso cui
i Giudei si stanno deliberatamente dirigendo." (Fuller, JFC: "The
Decisive Battles of the Western World (Le decisive battaglie del
mondo occidentale)", vol. 3, pagg. 372-374).
3. Hugh Wilson, Ambasciatore Usa a Berlino sino al 1938, ossia
l'anno precedente lo scoppio della guerra, trovava
che l'anti-Semitismo in Germania fosse "comprensibile". Cio' perche',
prima dell'avvento dei nazisti, "il teatro, la
stampa, la medicina e l'esercizio della avvocatura mostravano una
prevalenza numerica di Giudei. Tra i pochi che avessero denaro da
sfoggiare, una alta percentuale erano ebrei. I capi del movimento
Bolscevico in Russia, movimento
disperatamente temuto in Germania, erano giudei. Si poteva avvertire
il diffondersi di risentimento e di odio."
(Hugh Wilson: "Diplomat between the Wars (Un diplomatico tra le
guerre)", Longmans 1941, citato in Leonard Mosley, Lindbergh, Hodder
1976).
4. Sir Nevile Henderson, Ambasciatore inglese a Berlino "aggiunse
che l'orientamento ostile in Gran Bretagna (verso
la Germania, Ndt) era l'effetto dell'opera dei Giudei e dei nemici
dei nazisti, che era poi quello che lo stesso Hitler di suo gia'
pensava" (Taylor, AJP: "The Origins of the Second World War (Le
origini della 2.a guerra mondiale)", Penguin 1965, 1987, ecc., pag.
324).
Al termine della 1.a guerra mondiale la Germania fu essenzialmente
truffata [vedi Paul Johnson, "A History of the
Modern World (Una Storia del mondo moderno)", 1983, pag. 24, e H.
Nicholson, "Peacemaking 1919 (Trattative di pace del 1919)",1933,
pagg. 13-16] con la imposizione di massive riparazioni di guerra
alla Francia e ad altri competitori economici ed in precedenza
nazioni belligeranti, secondo i termini del cosiddetto Trattato di
Versailles, dovuto al liberale Presidente Usa Woodrow Wilson. La
Germania fu dichiarata unica responsabile della guerra, nonostante
il fatto che "la Germania non cospiro' per una guerra in Europa, non
la voleva e fece genuini sforzi, sebbene troppo tardivi, per
scongiurarla." (Professor Sydney B. Fay, "The Origins of the World
War (Le origini della guerra mondiale)", vol. 2, pag. 552).
Come risultato di queste massive forzose riparazioni finanziarie,
entro il 1923 la situazione in Germania divenne
disperata ed una inflazione su scala astronomica divenne la sola via
di uscita per il governo. Le presse tipografiche
furono impegnate a stampare denaro giorno e notte. Nel 1921 il
rapporto di cambio era 75 marchi contro 1 dollaro. Nel 1924 era
divenuto circa 5 trilioni (5 mila miliardi, Ndt) di marchi per 1
dollaro. Questo evento virtualmente distrusse la classe media
tedesca (Koestler, "The God that Failed (Il dio che cadde)", pag.
28), riducendo tutti i depositi bancari praticamente a zero.
Secondo Sir Arthur Bryant, storico inglese ("Unfinished Victory (La
vittoria incompleta)", 1940, pagg. 136-144):
"Furono i Giudei, con le loro affiliazioni internazionali e la loro
ereditaria inclinazione per la finanza, i piu' abili ad
afferrare tali opportunita'.. Trassero profitto dalle occasioni con
effetto tale che, ancora nel novembre 1938, dopo 5 anni di
legislazione e di persecuzione anti-Semitica, tuttora possedevano,
secondo il corrispondente a Berlino di
"The Times", qualcosa come un terzo delle proprieta' immobiliari nel
Reich. La gran parte di esse era caduta nelle
loro mani durante la megainflazione.. Ma a coloro che avevano perso
tutti i loro averi tale poco comprensibile trasferimento di
proprieta' sembrava una mostruosa ingiustizia. Dopo prolungate
sofferenze, essi ora erano stati privati degli ultimi averi. Li
videro passare nelle mani di stranieri, molti dei quali non avevano
condiviso i loro sacrifici ed ai quali poco o nulla importava dei
loro modelli e tradizioni nazionali..
I Giudei conseguirono un ruolo dominante prodigioso in politica,
negli affari e nelle professioni, (nonostante
costituissero) meno dell'uno per cento della popolazione.. Le
banche, comprese la Banca Centrale - la Reichsbank - e
le grandi banche private, erano praticamente controllate da loro.
Così pure l'attivita' editoriale, il cinema, i teatri ed una larga
parte della stampa - tutti i normali strumenti, in effetti, tramite
i quali viene formata la pubblica opinione in una nazione civile..
La piu' estesa societa' di giornali della nazione, con una
circolazione giornaliera di quattro milioni di copie, era un
monopolio ebreo.
Ogni anno divenne sempre piu' difficile per un Gentile (un non
ebreo, Ndt) occupare o mantenere un punto di appoggio in qualsiasi
occupazione privilegiata.. In quel periodo non furono gli "Ariani"
ad esercitare la discriminazione razziale. Era una discriminazione
che operava senza violenza fisica. Esercitata da una minoranza
contro una maggioranza. Non ci fu persecuzione, solo eliminazione..
Era il contrasto tra la ricchezza raggiunta - e generosamente
esibita - da stranieri dai gusti cosmopoliti e la poverta' e la
miseria dei tedeschi di nascita, che aveva reso l'anti-Semitismo,
tanto pericoloso e turpe, una forza nella nuova Europa. Gli (ex)
poveri a dorso di cavallo raramente sono ben visti, meno di tutti
agli occhi di quelli che essi hanno da poco buttato giu' dalla
sella."
In un libro inaspettatamente pubblicato dalla Universita' di
Princeton nel 1984, denominato "Hitler, Germans and the
"Jewish Question" (Hitler, i Tedeschi e la questione ebraica)",
Sarah Gordon essenzialmente conferma quello che Bryant asserisce.
Secondo lei "I Giudei non hanno mai costituito una larga
percentuale della popolazione tedesca totale; mai hanno superato
l'1% della popolazione durante gli anni che vanno dal 1871 al 1933."
Ma ella aggiunge "Gli Ebrei erano sovrarappresentati negli affari,
nel commercio, e nei servizi pubblici e privati.. Erano
particolarmente visibili nelle banche private a Berlino, che nel
1923 aveva 150 banche private giudee, in confronto a solo 11 banche
private non-ebree.. Possedevano il 41% delle aziende che trattavano
ferro e residui ferrosi ed il 57% di quelle che commerciavano gli
altri metalli.. I Giudei erano molto attivi nel mercato azionario,
soprattutto a Berlino, dove nel 1928 contavano l' 80% dei membri
dirigenti della Borsa dei titoli azionari. Durante il 1933, quando i
Nazisti cominciarono ad eliminare i Giudei dalle posizioni
preminenti, l' 85% degli intermediari della Borsa dei titoli
azionari di Berlino furono rimossi a causa della loro "razza"..
Almeno un quarto dei professori e degli istruttori a tempo pieno
(nelle universita' tedesche) aveva origini ebraiche.. Nel 1905-6 gli
studenti ebrei costituivano il 25% degli iscritti a Legge e a
Medicina.. Nel 1931 il 50% dei 234 direttori di teatro in Germania
erano giudei, e a Berlino
il numero assurgeva all' 80%.. Nel 1929 si stimava che il reddito
pro capite degli Ebrei a Berlino fosse due volte quello
degli altri residenti di Berlino.." ecc. ecc.
Arthur Koestler conferma il sovra-coinvolgimento giudeo nella
editoria tedesca. "Quello della Ullstein era una specie
di super-cartello; la maggiore organizzazione del suo genere in
Europa, e probabilmente nel mondo. Pubblicava
quattro quotidiani solo a Berlino, tra i quali la prestigiosa
"Vossische Zeitung", fondata nel 18.mo secolo, e la
"B.Z. am Mittag", quotidiano della sera.. " Oltre a tali quotidiani,
la Ullstein pubblicava piu' di una dozzina di periodici tra
settimanali e mensili, conduceva la propria agenzia giornalistica,
la propria agenzia di viaggi, ecc.,
ed era una delle primarie case editrici di libri. La ditta era di
proprieta' dei fratelli Ullstein - essi erano cinque, come i
capostipite fratelli Rothschild ed, ancora come loro, erano giudei."
("The God that Failed (Il dio che cadde)", 1950,
ed. RHS Crossman, pag. 31).
Edgar Mowrer, corrispondente a Berlino per il "Chicago Daily News",
scrisse un opuscolo anti-tedesco, denominato
"Germany Puts the Clock Back (La Germania regola l'orologio
all'indietro)" (pubblicato come uno"Speciale della Penguin" e
ristampato cinque volte tra il dicembre 1937 e l'aprile 1938).
Tuttavia egli riporta che "In tutta la piu' importante
amministrazione della Prussia ogni posizione strategica e' caduta
nelle mani degli Ebrei.. Una conversazione telefonica che intercorra
fra tre Giudei negli uffici ministeriali potrebbe comportare la
sospensione di ogni periodico o quotidiano nello stato.. I Giudei
sono arrivati in Germania a rivestire nella politica e nella
amministrazione pubblica quello stesso considerevole ruolo che
avevano in precedenza acquisito, a seguito di aperta competizione,
negli affari, nel commercio, nelle attivita' bancarie, nella stampa,
nelle arti, nelle scienze e nella vita intellettuale e culturale
della nazione. Ed in tal modo e' stata rinforzata l' impressione che
la Germania, una
nazione con una propria missione, sia caduta in mani straniere."
Mowrer riporta che "Nessuno che abbia vissuto il periodo dal 1919 al
1926 verosimilmente puo' dimenticare la
promiscuita' sessuale che imperava.. Da un capo all'altro di una
citta' come Berlino, hotel e pensioni guadagnarono vaste fortune
noleggiando stanze a tariffa oraria o giornaliera ad ospiti senza
bagaglio e non registrati. Centinaia di cabaret, ritrovi di piacere
e consimili si prestavano allo scopo di conoscere gente e sollevare
l'umore".. (pagg. 153-4).
Bryant descrive folle di prostitute bambine all'esterno delle porte
di hotel e ristoranti della grande Berlino. Egli aggiunge che "La
maggior parte di essi (night-club e ritrovi del vizio) erano
posseduti e gestiti da Giudei. E furono gli Ebrei.. ad essere
ricordati tra i promotori di questo commercio negli anni
successivi." (pagg. 144-5).
Douglas Reed, prima della 2.a guerra mondiale capo corrispondente
dal Centro Europa per il londinese
"The Times", era sentitamente anti-tedesco ed anti-Hitler. Tuttavia
riporto': "Guardavo le Camicie Brune andare di
negozio in negozio con barattoli di pittura e dipingere sulle
vetrine la parola "Giudeo", in gocciolanti lettere rosse.
Il Kurfürstendamm (un grande viale di Berlino, Ndt) fu per me una
rivelazione. Sapevo che i Giudei occupavano un ruolo di rilievo nel
mondo degli affari, ma ignoravo che avessero quasi monopolizzato
importanti settori di esso. La Germania contava un ebreo per ogni
cento non ebrei, asserivano i censimenti; ma l'elegante
Kurfürstendamm, in base alle scritte rosse gocciolanti, aveva circa
1 negozio gentile per 99 negozi ebrei." (Reed, "Insanity Fair (Fiera
della follia)", 1938, pagg. 152-3). Nel libro di Reed "Disgrace
Abounding (Abbondanza di disonore)" dell'anno seguente egli scrive:
"A Berlino (negli anni precedenti ad Hitler) la maggior parte dei
teatri erano posseduti da Giudei o affittati a Giudei, la maggior
parte dei piu' noti attori di cinema e di teatro erano giudei, le
opere rappresentate erano spesso di autori ebrei tedeschi, austriaci
o ungheresi, ed erano realizzate da giudei produttori di film,
applaudite da critici drammatici giudei su giornali giudei.. I
Giudei non sono piu' ingegnosi dei Gentili, se per ingegnoso
intendete capace nel proprio lavoro. Essi spietatamente sfruttano il
comune sentire degli Ebrei, dapprima per conquistare un punto
d'appoggio in un particolare commercio o occupazione, poi per
spingere di forza i non-Ebrei fuori di esso.. Non e' vero che i
Giudei siano migliori giornalisti che i Gentili. Semplicemente
occupavano tutti i posti in quei giornali di Berlino, perche' i
proprietari e gli editori erano giudei", (pagg. 238-9).
Lo scrittore ebreo Edwin Black nota: "Per esempio, nella sola
Berlino, circa il 75% dei procuratori e pressappoco
altrettanti dei medici erano giudei." (Black, "The Transfer
Agreement (L'accordo per il Trasferimento)", 1984, pag. 58).
Per riassumere e concludere tutto, i Giudei erano percepiti come
pericolosi nemici della Germania dopo che Samuel
Untermeyer, il leader della Federazione mondiale giudea di Economia,
dichiaro' guerra alla Germania il 6 agosto 1933.
(Edwin Black, "The Transfer Agreement: the Untold Story of the
Secret Pact between the Third Reich and Palestine
(L'accordo per il Trasferimento: la storia taciuta del patto segreto
tra il 3.o Reich e la Palestina)", 1984, pagg. 272-277). Secondo
Black, "L'uomo che piu' di tutti impersono' il potenziale colpo
mortale alla Germania fu Samuel Untermeyer" (pag. 369). Questa
dichiarazione costitui' il culmine di un boicottaggio esteso per il
mondo intero delle merci tedesche, guidato dalle organizzazioni
internazionali giudee. Il londinese "Daily Express" il 24 marzo 1933
presento' il titolo "I Giudei dichiarano guerra alla Germania". Il
boicottaggio fu in modo particolare motivato dalla imposizione
tedesca delle Leggi di Norimberga, che ironicamente erano simili per
intento e contenuti allo esclusivismo culturale ebreo, praticato
così platealmente in Israele al giorno d'oggi (Hannah Arendt,
"Eichmann in Jerusalem", pag. 7).
Hitler intendeva distruggere il Comunismo, una circostanza che gli
guadagno' l' immenso odio ed ostilita' delle
organizzazioni giudee e dei media e dei politici occidentali, che
esse potevano influenzare. Dopo tutto, secondo lo scrittore giudeo
Chaim Bermant, quantunque gli Ebrei formassero meno del cinque per
cento della popolazione russa,
costituivano piu' del cinquanta per cento dei suoi rivoluzionari.
Deve essere precisato che la maggior parte dei capi rivoluzionari,
che misero a soqquadro l'Europa negli ultimi
decenni del secolo scorso e nei primi decenni di quello attuale,
provenivano da prospere famiglie giudee.. Essi forse furono
simbolizzati dal padre della rivoluzione, Carlo Marx.. Così, quando,
dopo il caos della 1.a Guerra Mondiale, rivoluzioni scoppiarono per
tutta l'Europa, Giudei erano dappertutto al timone: Trotsky,
Sverdlov, Kamenev e Zinoviev in Russia, Bela Kun in Ungheria, Kurt
Eisner in Baviera e, la piu' improbabile di tutti, Rosa Luxemburg a
Berlino.
"A molti osservatori esterni la rivoluzione Russa apparve come un
complotto giudeo, specialmente quando essa fu
seguita da scoppi rivoluzionari a guida ebrea nella maggior parte
della Europa Centrale. La dirigenza del Partito
Bolscevico presentava una prevalenza numerica di Giudei.. Dei sette
membri del Politburo, il piu' esclusivo circolo politico della
nazione, quattro, e cioe' Trotsky (Bronstein), Zinoviev (Radomsky),
Kamenev (Rosenfeld) e Sverdlov, erano giudei."
Chaim Bermant, "The Jews (I Giudei)", 1977, capitolo 8.
Hitler arrivo' al potere con due obiettivi principali: la correzione
degli ingiusti risarcimenti previsti dal Trattato di
Versailles e la eliminazione della minaccia sovietico-comunista alla
Germania. Non aveva piani o desiderio di una piu' estesa guerra di
conquista, come ha dimostrato il professor AJP Taylor nel suo libro
"The Origins of the Second World
War (Le Origini della Seconda Guerra Mondiale)", provocando
disappunto allo apparato dei politici di professione occidentali.
Quel che avvenne in Europa nel periodo 1939-41 fu il risultato di
debolezze impreviste e di lievi, ma decisive spinte sulla bilancia
della forza, mentre Hitler fu un opportunista "che sfrutto' le
occasioni vantaggiose ogni volta che gli si offrirono" (Taylor).
Furono la Gran Bretagna e la Francia a dichiarare guerra alla
Germania, non il contrario. Hitler voleva mantenere la pace con la
Gran Bretagna, come i generali tedeschi riconobbero (Basil Liddell
Hart, "The Other Side of the Hill (L'altro lato della collina)",
1948, Pan Books 1983) in riferimento al cosiddetto "Ordine di
fermarsi" a Dunkerque, dove Hitler ebbe l'opportunita' di catturare
l'intero esercito inglese, ma scelse di non farlo. Liddell Hart, uno
dei piu' rispettati storici militari inglesi, cita il generale
tedesco von Blumentritt in merito a questo "Ordine di fermarsi":
"Allora egli (Hitler) ci stupì, parlando con ammirazione dello
Impero Britannico, della necessita' della sua esistenza, e della
civilizzazione che la Gran Bretagna aveva portato nel mondo.
Sottolineo', con una scrollata di spalle, che la creazione del suo
Impero era stata conseguita con mezzi che erano stati spesso
violenti, ma che "dove si sta piallando, ci sono trucioli per aria".
Paragono' l'Impero Britannico alla Chiesa Cattolica, dicendo che
erano entrambi essenziali elementi di stabilita' nel mondo. Aggiunse
che tutto quello che voleva dalla Gran Bretagna era che essa
riconoscesse la supremazia della Germania sul Continente. Il
recupero delle colonie della Germania sarebbe stato desiderabile, ma
non essenziale, ed egli avrebbe persino offerto di sostenere la Gran
Bretagna con truppe, se essa fosse stata coinvolta in difficolta' in
qualunque luogo.." (pag. 200).
Secondo Liddell Hart: "A quel tempo credemmo che la riluttanza della
aviazione militare tedesca - Luftwaffe - alla
"Battaglia nei cieli della Gran Bretagna" avesse salvato
l'Inghilterra. Ma questa e' solo una parte della spiegazione,
l'ultima parte di essa. La causa originale, che va molto piu' in
profondita', e' che Hitler non voleva conquistare l'Inghilterra.
Mise poco interesse nei preparativi per l'invasione, e per settimane
non fece nulla per stimolarli; a quel punto, dopo un impulso di
breve durata ad invadere, cambio' rotta di nuovo e sospese i
preparativi. Invece si stava preparando ad invadere la Russia."
(pag. 140)
David Irving nella prefazione del suo libro "The Warpath (Il
percorso verso la guerra)" (1978) fa riferimento a
"la scoperta.. che in nessun momento questo uomo (Hitler) pose, o
intendeva porre, una effettiva minaccia alla Gran
Bretagna o all'Impero."
Cio' conferisce un carattere completamente differente non solo alla
guerra, ma anche alla riuscita soppressione di
tali informazioni durante la guerra e dopo di essa. Gli storici oggi
conoscono troppo bene solo dove siano situati i confini entro cui
sono autorizzati a realizzare le loro descrizioni della guerra e dei
suoi spiacevoli effetti, e le conseguenze di avventurarsi oltre quei
confini, che non rispettano l'evidenza. Sfortunatamente solo troppo
pochi di loro sono stati preparati ad avere il coraggio di strappare
questa spaventosa camicia di forza di censura ufficiale e non
ufficiale.
Questo articolo e'stato pubblicato senza firma dal sito Rense.com,
forse intendendolo come un editoriale.
Questa circostanza potrebbe rappresentare anche una misura di
cautela, vista la delicatezza della materia.
Interpretiamo, quindi, le circostanze riferite come spunti, da cui
partire per doverosi approfondimenti.
http://www.rense.com/general73/ddif.htm
Erwin
Erwin@thule-toscana.com |